Due chili di cocaina e trentaquattro di hashish, pistole automatiche, un fucile a canne mozze e un rifornimento di oltre cinquecento munizioni (a destra, foto Proto). Fin qui il patrimonio di una tradizionale banda di trafficanti in armi e droga. Senonché i quattro italiani, uno dei quali nato a Mosca, con base operativa alla Magliana, arrestati per traffico d'armi e stupefacenti dai carabinieri del comando provinciale, investiva anche in opere archeologiche. Un centinaio di reperti sono stati trovati assieme alle armi e alla droga. Vasi, coperchi di urne e varie suppellettili provenienti da corredi funerari etruschi, più qualche frammento d'età repubblicana. Tutto proveniente da scavi clandestini fra Toscana e alto Lazio «per un valore tra i venti e i trentamila euro», spiegano i carabinieri del reparto operativo del Nucleo tutela patrimonio culturale. Aggiungendo anche che «l'investimento in opere d'arte non è insolito ormai per chi traffica in droga». Il più quotato sarebbe un bassorilievo stimato attorno ai centomila euro sul mercato. I carabinieri di Villa Bonelli spiegano che «le indagini partite da segnalazioni su attività di spaccio territoriale» sono ancora in corso. «Ma siamo già in grado di dire - spiega il maggiore Vinicio Tetta, comandante dell'Eur davanti alle telecamere che si tratta di un traffico cospicuo».