Un ufficio nazionale per la lotta all'abusivismo edilizio e nuove norme nel codice penale contro i reati ambientali. Sono queste le proposte avanzate da Legambiente, in occasione della presentazione del Rapporto Ecomafia 2004. Il decimo rapporto, compleanno speciale che però cade nel bel mezzo di un rinnovato allarme ambientale. C'erano tra gli altri, il presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Paolo Russo, il presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Enzo Bianco, Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale Antimafia, oltre al generale di Brigata Raffaele Vacca, comandante dei carabinieri per la tutela dell'Ambiente e il comandante dei reparti speciali della Guardia di Finanza, Pietro Ciani, e il collonnello del Sismi, Gianfranco Linzi. Emergenza continua Il lungo elenco, già di per sé, racconta la solennità dell'evento. Ecco perché sembrano gocce di pioggia gelata le parole di Altero Matteoli che difende a spada tratta il condono. Dice - sarà perché non rientra nel partito dei catastrofisti, come ci tiene a sottolineare - che «è un'autentica sciocchezza sostenere che l'abusivismo edilizio sia aumentato perché c'è il condono». Parla di finestre spostate, balconi allungati, «violazioni minori, perché oggi è impensabile un Fuenti-bis in Italia. Il grande abusivismo non è in crescita». L'unica cosa che cresce, dice Matteoli, «è la coscienza ambientalista in Italia» come gli hanno dimostrato i fatti della Campania, strozzata dall'emergenza rifiuti. E per fortuna che c'è stata la solidarietà delle 19 regioni che hanno accolto i rifiuti campani, ma non sarà più così, «perché bisogna smetterla con questi carnevali e ogni provincia deve individuare un sito dove smaltire». La soluzione, annuncia, è nei termovalorizzatori. Aggiunge che molto presto partirà un'«eco-alleanza» con Confindustria «non appena Montezemolo si insedierà, per individuare un percorso comune, non soltanto per il problema rifiuti». Il ministro parla, ma le teste si scuotono. Non piace questo voler negare i dati. «Non ci sono più reati, ci sono più denunce, più sequestri e più arresti», sositene. No, non è così, gli spiega con pazienza Enrico Fontana, responsabile del settore Ambiente e legalità dell'associazione : «Lo scorso anno ministro abbiamo commentano il calo del numero dei reati, proprio qui, nella stessa occasione, oggi non è possibile farlo». Perché il riassunto, del sostanzioso rapporto, descrive un Paese dove i reati ambientali aumentano, come il giro d'affari legato ai rifiuti illegali - ne sparisce ogni anno una montagna alta più di 1300 metri -; il numero di costruzioni abusive; il racket degli animali; i furti d'arte (diminuisce il numero di furti, ma non quello delle opere trafugate, delinando un salto di qualità dei trafficanti). Aumentano anche denunce, sequestri e arresti, a dimostrazione del fatto che le forze dell'ordine dedicano reparti specializzati e grandi risorse nel settore ambientale. C'è un unico ostacolo: la mancanza di norme nel codice penale che puniscono i reati. L'unico articolo di legge a cui ci si appella è il 53 bis voluto dall'ex ministro Ronchi, che sanziona duramente chi organizza traffici illeciti di rifiuti. Cifre che parlano da sole «È assolutamente necessaria una riforma del codice penale, altrimenti non sarà possible fermare l'ecomafia», dice Della Seta. Che lancia una proposta, quella dell'ufficio antiabusivismo da realizzare al di là dell'esito della Corte costituzionale in merito ai ricorsi presentati dalle regioni. I dati raccontano 40mila nuove case in un solo anno, una crescita del 32 degli illeciti ambientali, di 13 milioni di tonnellate di rifiuti inghiottiti dalla camorra, di cave abusive in Calabria. Della Seta cita per nome (Paddock, Phantom Recycling, Clean Sweep) le inchieste delle forze dell'ordine. Vigna sottolinea lo strano rapporto che c'è tra le norme e le strutture: senza le prima si perde il lavoro delle seconde. E viceversa, come fu per la mafia : «Sono necessarie norme che sanzionino i reati ambientali in maniera incisiva», dice. Contro l'abusivismo, indica la strada: l'abbattimento. Il procuratore dice che manca un elemento fondante della società civile: «la solidarietà». Non l'ha vista nelle vicende campane. Matteoli sì, invece. C'è un unico modo, dice Enzo Bianco, per colpire le organizzazioni criminali. Più efficace del carcere: il sequestro dei beni.
Sos Ambiente: ci vuole la riforma del codice penale
Il rapporto Ecomafia 2004, presentato da Legambiente, descrive un Paese dove i reati ambientali aumentano, con un calo del numero dei reati. Il rapporto descrive un Paese dove i reati ambientali aumentano, con un calo del numero dei reati. Il rapporto descrive un Paese dove i reati ambientali aumentano, con un calo del numero dei reati. Il rapporto descrive un Paese dove i reati ambientali aumentano, con un calo del numero dei reati. Il rapporto descrive un Paese dove i reati ambientali aumentano, con un calo del numero dei reati. Il rapporto descrive un Paese dove i reati ambientali aumentano, con un calo del numero dei reati.
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