ROMA - «Sono pigri. Andrebbero puniti per la loro superficialità». Con chi ce l'ha Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra? «Ce l'ho con quelli di Legambiente. Berlusconi ha solo annunciato un piano casa. I contenuti non li conosciamo ancora. Ma loro già proclamano l'Apocalisse. Si calmino. Valutino ogni aspetto con serietà, riflettano bene. Se poi trovano qualcosa di poco convincente la contrastino con argomenti ragionevoli per farla modificare ». Parlano di «mani sulla città». Temono la devastazione. «Non hanno l'umiltà di esaminare prima il piano quando sarà reso noto nei dettagli. Pigramente sfoderano vecchi slogan e chiamano alla mobilitazione. Non rendono un buon servizio alla gente. La verità è che ormai rappresentano interessi politici. Leader di Legambiente come Realacci, Della Seta, Ferrante si sono accomodati in Parlamento sotto l'egida Pd». A proposito di Pd, anche il segretario Franceschini è allarmato: prevede un'Italia cementificata. «Demonizzare il mattone è sciocco. Scacciare il mattone è ingenuo. L'atteggiamento giusto è quello di stare sempre molto vigili per impedire disastri. La reazione più intelligente mi sembra quella del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. Interessante il piano, ha detto, però vediamo se comporta problemi ambientali. Questo è sensato. Assurdo invece parlare solo per pregiudizio politico. Siccome il progetto è targato Berlusconi va respinto per principio ». L'avrebbero accolto bene se portava la firma di Veltroni? «Con Veltroni sindaco di Roma, noi di Italia Nostra eravamo ignorati. Gli imprenditori edili facevano ciò che volevano. Durante la campagna elettorale Gianni Alemanno ci promise che se fosse stato eletto avrebbe accolto le nostre richieste. E' stato di parola. Per esempio, ha impedito lo sventramento del Pincio per farne un megaparcheggio. Cosa che Veltroni aveva approvato cedendo alle smanie dei costruttori e di quelli che io chiamo i garagisti». Lei crede che l'edilizia possa rilanciare l'economia? «La casa è un problema al quale la gente è molto sensibile. Non possiamo dire sempre no. E' anche una questione di sintonia con l'Italia reale. Dobbiamo solo stare attenti che non si faccia un uso fraudolento delle licenze e non si commettano scempi. A questo proposito, ritengo che anche il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi abbia il diritto di intervenire per mettere dei limiti precisi. Non condivido invece ciò che dice Bossi». Cosa dice Bossi? «Teme che le nuove case vadano agli immigrati. Ma visto che arrivano, anche su richiesta degli industriali, è meglio se abitano in case che nelle baracche sotto i ponti. Mi viene in mente il piano Fanfani. Era il tempo in cui gli italiani lasciavano le campagne e affluivano verso le città. Per loro Fanfani lanciò un grande piano di edilizia popolare». Spuntarono borgate fatte di casermoni. «Hanno le loro magagne, chi lo nega? Però ai grandi criticoni dell'edilizia non vanno bene neanche le villette a schiera. Fanno la guerra a villettopoli. Invece sono una forma di residenza più esigente, non possiamo biasimare le famiglie che fuggono dai condomini per vivere in modo più umano».