Dopo il primo imponente sequestro di manoscritti, incunaboli e pergamene eseguito a luglio BARI - Un patrimonio inestimabile di opere d'arte, dipinti del Cinquecento-Seicento, arredi sacri e antichi manoscritti sottratti in decenni da chiese e enti ecclesiastici della Puglia continua ad emergere dalla casa-museo di un arciprete di Molfetta, morto ottuagenario un anno fa, e dove già nel luglio scorso vennero sequestrati migliaia di beni librari e di documenti storici relativi a un periodo compreso tra il 1296 e il 1965. Studioso e maniacale collezionista, don Graziano Bellifemmine per decenni è riuscito a farsi affidare da chiese, seminari e confraternite pugliesi opere che poi non sono mai più state restituite e che in parte sono state vendute, anche all'estero, ma che per lo più sono rimaste accatastate netta sua casa, un palazzotto di quattro piani nella parte vecchia di Molfetta. Dopo il primo imponente sequestro di manoscritti, incunaboli e pergamene, fatto a luglio, i carabinieri hanno continuato a catalogare opere, per lo più pittoriche, ricostruendone l'origine. Ieri, insieme con il soprintendente ai beni artistici Salvatore Abita, il comandante del nucleo tutela patrimonio cultura di Bari, ten. Michele Miulli, ha presentato questa seconda tranche di sequestri eseguiti nell'ambito di una inchiesta avviata alla morte dell'arciprete dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani Luigi Stime. Al momento l'inchiesta conta una dozzina di indagati per reati connessi alla sottrazione e alla ricettazione delle opere. Quando Bellifemmine morì, dopo decenni di silenzi «dovuti anche ad una certa prudenza ecclesiastica, il pentolone che ribolliva da anni» attorno alle sue attività venne scoperchiato, e quello che «tutti sapevano» ma non dicevano, dette il via all'inchiesta tanto che il magistrato dispose, quasi «alla cieca» una perquisizione nell'abitazione dell'ecclesiastico. Vi furono trovate oltre 4000 opere d'arte e documenti di valore storico notevolissimo. Le opere mostrate dai carabinieri, che verranno ora restaurate e poi restituite ai loro luoghi di appartenenza, sono per lo più pittoriche. Si tratta, tra l'altro, di 49 dipinti olio su tela, tra cui una grande pala raffigurante la deposizione di Cristo che era stata sottratta dalla chiesa della Morte di Molfetta durante i lavori di restauro dell'edificio. Per il soprintendente Abita, si tratta «di un vero e proprio mistero pugliese, anche perché non si può certo dire che Bellifemmine trafugasse le opere». In realtà gli venivano affidate in virtù della sua fama di studioso e poi, vista anche la scarsa attenzione della stessa Chiesa nei confronti del proprio patrimonio, se ne perdeva traccia. La parte più consistente del patrimonio dell'arciprete è rappresentata dai manoscritti miniati, tra cui uno cinquecentesco del famoso matematico messinese Maurolico, un codice che la casa d'aste londinese Sotheby's stava per vendere e che ora è stato bloccato grazie all'inchiesta. Altre opere catalogate e illustrate ieri vi sono alcuni reliquiari decorati in oro, tre dipinti olio su tavola, due a tempera su vetro, un tabernacolo e uno sportello di taberbacolo dipinto su ceramica, otto candelieri da altare, un crocefisso in legno e argento due reliquiari, cinque cornici in legno, una tiara vescovile ricamata in oro e pietre preziose e tre cartagloria. Questi beni erano stati sottratti in diverse occasioni dal seminario vescovile di Molfetta, dove Bellifemmine era stato direttore per diversi anni, dalla Chiesa della Morte di Molfetta, e dalla chiesa di San Domenico, dal museo diocesano e dall'episcopio di Bitonto, dal seminario vescovile di Nardo (Lecce), chiesa di Santa Maria Amalfitana di Monopoli e dalla chiesa del Carmine di Monopoli. Si tratta di opere che - ha detto ancora Abita - aiuteranno a ricostruire l'espressione artistica pugliese tra il Cinquecento e il Seicento, la sua evoluzione e come venne influenzata dalla scuola napoletana con la quale esiste vano stretti rapporti di scambio. Le indagini proseguono anche all'estero (Inghilterra, Canada e Usa) dove gli investigatori ritengono che siano andati i finire beni illecitamente commercializzati.