FIRENZE POCHI giorni e chi vorrà ampliare la casa di una stanza, aumentarne il volume, fare un bagno di servizio o chiudere un terrazzo avrà dalla sua un piano ad hoc del governo. Edilizia più libera per combattere la crisi e far ripartire il settore, dice Berlusconi. Un condono mascherato, rispondono la Regione e gli ambientalisti. Soddisfatti ma cauti invece coloro che l'edilizia la fanno e che per rilanciare il mercato puntano su un mix di fattori. Stefano Varia (nella foto), presidente di Ance Toscana, l'associazione di Confindustria dei costruttori edili, indica almeno due fronti su cui agire: quello privato, ma anche quello pubblico. Presidente Varia, siete contenti o no del piano casa che venerdì andrà in consiglio dei ministri? «Per noi è positivo tutto ciò che può servire a sbloccare il settore e ad attivare subito nuovi investimenti. Per cui bene l'edilizia privata ma...» Ma? Cosa servirebbe? «Serve riattivare immediatamente le opere pubbliche, specialmente le piccole, quelle cantierabili subito. Attualmente è tutto fermo, gli enti pubblici non fanno più neanche la manutenzione ordinaria. A livello nazionale l'Ance ha interessato il ministro Matteoli per far arrivare in Toscana un finanziamento da 5 milioni per varare tanti piccoli e medi cantieri che non hanno bisogno di progettazioni lunghe. Il problema altrimenti è che l'imprese chiudono». Che previsioni avete? «Per il 2009 si parla di circa 250mila posti di lavoro in meno per l'edizilia, di cui 15.000 in Toscana». Torniamo al piano casa. La Regione frena, gli ambientalisti temono nuove cementificazioni. «Ampliare una casa di una stanza o coprire una veranda non è certo cementificare. La materia è delicata ma pensare alla categoria come a dei palazzinari è un retaggio del passato che non ha senso. In Toscana io non vedo tutto questo scenario di devastazione. Eppoi, guardi, a noi non parrebbe il vero di lavorare per la riqualificazione del tessuto urbano anche senza tirar su nuovi edifici». E cosa frena? «La mancanza di soldi. Basti pensare che quasi la metà delle scuole non è a norma, che è sprovvista di qualsiasi sistema per il risparmio energetico, a volte c'è ancora la copertuna in eternit. Del resto i comuni non riparano più neanche le buche nelle strade...».