ROMA. Forse il piccolo giallo sull'improvisa sparizione nei giorni scorsi del neo presidente della Regione Ugo Cappellacci è stato svelato. Cappellacci, insieme al presidente del Veneto Galan, ha infatti partecipato a un vertice con Berlusconi nel quale sono state definite le linee guida di quella che il Cavaliere chiama «la rivoluzione dell'edilizia». L'uomo che ha invitato la Sardegna a «riprendere a sorridere» ha dato l'ok al presidente del Consiglio: la norma sarà recepita nell'isola. L'articolato è stato dunque discusso da Silvio Berlusconi con i governatori del Veneto, Giancarlo Galan, e della Sardegna, Ugo Cappellacci. E' una legge di stampo federalista, cioè un testo base da proporre alle Regioni. Ma costituisce l'«ossatura» di quella «rivoluzione» annunciata ieri in Consiglio dei ministri da Berlusconi e che sarà presentata e approvata dalla prossima riunione del governo. «Ci sarà una rivoluzione nell'edilizia - ha annunciato il premier nella conferenza stampa -: il piano case è una mia iniziativa che probabilmente realizzeremo nel prossimo Consiglio dei ministri e avrà effetti eccezionali». Alcuni la presentano come legge anticapannoni, altri come rinnovamento edilizio stile Obama, cioè per promuovere l'utilizzo delle fonti di energia alternativa. Ma la rivoluzione annunciata da Silvio Berlusconi per l'edilizia è soprattutto qualcos'altro: una grossa manovra per dare via libera a un sostanzioso aumento delle cubature di tutto il patrimonio edilizio esistente, una liberalizzazione spinta delle norme per costruire, un ritorno in alcuni casi al «ravvedimento operoso» dal sapore di condono. Il titolo della legge è: «Intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per promuovere l'utilizzo di fonti di energia alternativa». Dà la possibilità alle Regioni che la accettino, di ampliare gli edifici esistenti del 20, di abbattere edifici (realizzati prima del 1989) per ricostruirli, con il 30 di cubatura in più, in base agli «odierni standard qualitativi, architettonici, energetici», di abolire il permesso di costruire per sostituirlo con una certificazione di conformità, giurata, da parte del progettista, di rendere più veloci e certe le procedure per le autorizzazioni paesaggistiche. Eccone i punti principali: 1) Ampliamento degli edifici esistenti. I Comuni posso autorizzare, «in deroga ai regolamenti e ai piani regolatori» l'ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20 del volume, se gli edifici sono destinati a uso residenziale, del 20 della superficie se sono destinati ad altri scopi. L'ampliamento deve essere eseguito vicino al fabbricato esistente. Se è giuridicamente o materialmente impossibile sarà un «corpo edilizio separato avente però carattere accessorio». In caso di edifici composti da più unità l'ampliamento può essere chiesto anche da singoli separatamente; 2) Rinnovo del patrimonio edilizio. La Regione «promuove» la sostituzione e il rinnovamento del patrimonio mediante la demolizione e la ricostruzione degli edifici realizzati prima del 1989, che non siano ovviamente sottoposti a tutela, e che debbono essere adeguati agli odierni standard qualitativi, architettonici ed energetici. Anche qui i Comuni possono autorizzare l'abbattimento degli edifici (in deroga ai piani regolatori) e ricostruirli anche su aree diverse (purchè destinate a questo scopo dai piani regolatori). Qui l'aumento di cubatura previsto è del 30 per gli edifici destinati a uso residenziale, e del 30 della superficie per quelli adibiti a uso diverso. Se si utilizzano tecniche costruttive di bioedilizia o che prevedano il ricorso a energie rinnovabili l'aumento della cubatura è del 35. Tutti questi interventi debbono rispettare le norme sulle distanze e quelle di tutela dei beni culturali e paesaggistici, non potranno riguardare edifici abusivi, o che sorgono su aree destinate a uso pubblico o inedificabili, non potranno essere invocate per aprire grandi strutture di vendita, centri commerciali. I comuni potranno anche decidere di «salvare» da questa legge alcune zone per «oggettive ragioni di carattere urbanistico». Avranno tempo per farlo solo due mesi; 3) Agevolazioni fiscali. Questi interventi saranno agevolati fiscalmente: il contributo di costruzione sugli ampliamenti sarà infatti ridotto del 20 in generale e del 60 se la casa è destinata a prima abitazione del richiedente o di uno suo parente entro il terzo grado. Fin qui la legge che verrà proposta alle Regioni, che ha già la disponibilità di Veneto e Sardegna, anche se non c'è dubbio che, con Comuni affamati di quattrini e assediati dalla crisi economica, le adesioni saranno sicuramente molte; 4) Revisioni della legge urbanistica. Si va dall'abolizione del permesso di costruire, sostituito da una semplice certificazione giurata del costruttore, all'ampliamento dei casi che prevedono solo la denuncia di inizio attività (DIA), alla possibilità di valutare «preventivamente» con gli uffici i problemi che potrebbero insorgere nel corso dei lavori. C'è anche una ridefinizione delle sanzioni, solo amministrative nei casi più lievi e più severe se nel caso di beni protetti. E' previsto un ambiguo «ravvedimento operoso, con conseguente diminuzione della pena e nei casi più lievi estinzione del reato», dal sapore di condono, e norme per semplificare le procedure riguardanti i permessi in materia ambientale e paesaggistica. Per capire meglio come si articolerà questa rivoluzione, già vista molte volte basta aspettare la prossima riunione del governo.