Dieci ore di confronto serrato. Cominciato nei Tinelli, proseguito a cena e terminato a pranzo. Dieci ore per dare al Centro di Palazzo Te «una linea e uno slancio nuovi», come riferisce Salvatore Settis, presidente del comitato scientifico. Che ha discusso l'agenda fino al 2012. Dagli arazzi dei Gonzaga alla grande mostra su Giulio Romano. E per l'autunno si guarda alla Russia. Il presidente del Centro, Enrico Voceri, ricorre a una metafora ittico-peschereccia: «È stato come attraversare un mare colmo di sardine, Settis ha gettato una rete dalle maglie larghe e ha tirato su soltanto i pesci più grossi. Tonni e orate». Passate al setaccio della discussione, sarebbero rimaste soltanto le idee migliori. Nella voce del presidente del Centro di Palazzo Te si coglie una nota di rilassato ottimismo. Nessun accento che possa tradire irritazione per le ipotesi azzerate dal nuovo comitato ("Terra Omnia" di Philippe Daverio). Straordinario, accattivante, di altissima qualità: gli aggettivi si rincorrono, mentre il comitato rompe le righe per il pranzo. Con Voceri restano Settis e il sindaco Fiorenza Brioni. Al presidente del Centro la parola sul futuro prossimo: «Per l'autunno abbiamo in essere una collaborazione con la città di Puskin, dove è stato ritrovato un quadro di straordinaria importanza. Un dipinto di un pittore italiano, Felice Schiavoni, di grandissime dimensioni che raffigura la morte di Raffaello, con tutti i personaggi coinvolti nella storia artistica di Mantova». Così, in virtù del gemellaggio che lega la nostra città a quella Puskin, il Centro ha deciso di contribuire al restauro della tela: «La esporremo qui come opera unica, con una mostra secondo noi straordinaria - assicura Voceri -, perché presenteremo un quadro mai visto prima in Italia». Non solo, dal museo di Carskoe Selo (Puskin) arriverà anche una serie di disegni dell'ultimo architetto degli zar, sopravvissuto pure alla Rivoluzione d'Ottobre: Silvio Dagnini. Mantovano. A Settis il compito di spingersi oltre, per elencare gli impegni degli anni a venire: «Nella primavera del 2010 abbiamo pensato a una grande mostra, molto innovativa e spettacolare, sugli arazzi dei Gonzaga, finiti in buona parte in mani private. Ci sarà una scelta di altissima qualità, che mostrerà un aspetto meno noto dell'arte mantovana e non solo». Tra le altre novità, anche una serie di piccole mostre per «creare una linea di continuità fra le attività di Palazzo Te». Alla riscoperta di «oggetti importanti del patrimonio artistico mantovano. Opere poco conosciute, perché non esposte oppure rispetto alle quali sono state scoperte nuove cose. Vorremmo costruire un piccolo evento attorno a ciascuno di questi oggetti». Quali? Il Trono di Virgilio (in realtà greco), ad esempio. Settis salta a piè pari il 2011 (se ne riparlerà nella prossima riunione, il 10 e l'11 luglio), per arrivare quindi al 2012. L'anno di Giulio: «La mostra non sarà in nessun modo una riedizione di quella famosissima del 1989. Il nostro sarà un Giulio Romano di oggi». Entusiasta il sindaco, che non esita a dirsi «felice» per lo spessore del comitato e della discussione. Che candida Mantova a «luogo di riferimento della vicenda culturale italiana, con proposte concepite nella cornice di una narrazione». Idee originali, che concorrono alla definizione del «pensiero contemporaneo». Nella consapevolezza che «la cultura può imprimere carattere e temperamento allo sviluppo». Tanto più in un momento di crisi.