Nel 2005 in Italia c'erano già 130 milioni di stanze e un nuovo "boom" era in corso. Togliamo un 20 di seconde e terze case e rimangono 104 milioni di stanze. Per 60 milioni di abitanti. Un patrimonio enorme al quale bisogna aggiungere decine e decine di migliaia di stanze edificate del tutto abusivamente sull'onda dei due condoni berlusconiani del 1994 e del 2003. Una colata di cemento e asfalto che infatti sta imbruttendo e dissestando il Belpaese e che peraltro non ha risolto il problema casa per i più poveri, per le giovani coppie. Una contraddizione stridente, un autentico disastro. Che le misure annunciate da Berlusconi renderanno ancor più drammatico. Si tratta infatti di una vera e propria esortazione agli italiani a travolgere prescrizioni urbanistiche e regolamenti edilizi, coprendo terrazze, aumentando la cubatura almeno del 20 nell'edilizia residenziale, commerciale, alberghiera, premiando vistosamente chi demolisce e ricostruisce. Fermiamoci un attimo a quest'ultima misura: non v'è dubbio che una parte consistente dell'enorme patrimonio edilizio esistente sia degradata, male utilizzata o vuota e che essa abbia bisogno di venire ristrutturata e quindi riusata (magari come edilizia pubblica o cooperativa). Per cui incentivi in questo senso risultano utili, ma non un aumento della cubatura pari a un quinto del fabbricato preesistente. Così renderemo ancor meno vivibili le zone periferiche e semiperiferiche. Tanto più che ciò si accoppia con la misura "forte" annunciata dal premier, cioè con l'abolizione della concessione comunale sostituita dalla semplice certificazione giurata del progettista. Così si va a una deregulation generalizzata, per la nuova edilizia e per gli aumenti di cubatura conseguenti a ristrutturazioni. Tutto ciò sarà applicabile anche nei centri storici, nelle zone tutelate da vincoli paesaggistici e di altro genere? Ancora non lo si capisce, ma c'è da temerlo. L'attuale governo, tramite il ministro Bondi, ha messo sostanzialmente in frigo il Codice SettisRutelli per il paesaggio che prevedeva l'adozione entro l'anno passato di piani dettagliati redatti insieme da Stato e Regioni, rinviandone, per ora, di sei mesi l'attuazione. Inoltre, col taglio delle risorse ministeriali per 1,4 miliardi entro il 2011, si indebolisce l'azione di tutela e di controllo delle Soprintendenze le quali avranno sempre meno mezzi (umani, tecnici e finanziari) per espletare bene il loro lavoro. Verrà inoltre rivisto al ribasso il sistema di sanzioni in vigore. Una forma neanche tanto mascherata di condono degli abusi? È prevedibile una tolleranza molto larga, stretta parente del lasciar fare. In un paese già flagellato da abusi di ogni genere, specie al Sud, sarà la rovina definitiva del paesaggio, fino a ieri nostra risorsa straordinaria. C'è un altro elemento da sottolineare. Per uscire dalla crisi, i paesi a economia avanzata puntano forte sulla ricerca, sulla cultura, sull'innovazione. In Italia che è ultima per la ricerca, pubblica e privata, che è fra le ultime per investimenti in strutture culturali e quindi per capacità di innovazione si punta invece sulla deregulation edilizia e quindi urbanistica, si punta sul mattone. Come nell'800. Silvio Berlusconi, che non a caso nasce immobiliarista, ha recuperato un motto francese da economia paleoindustriale, "Quand le batiment va, tout va". Ci allontaniamo sempre più dall'Europa dell'innovazione per riempirci di cemento e asfalto un po' ovunque, rendendo meno attrattivo un paese che in buona parte vive di turismo e di turismo culturale. Un suicidio in piena regola. Allegria, dovete essere ottimisti, no?