Risposta a Granata. «Sono la prima a voler tutelare i beni culturali. E i sindaci perché non si sono fatti sentire prima?» PALERMO. Il petrolio infiamma la giunta Cuffaro. E da vita a uno scontro tra gli assessori all'Industria, Marina Noè, che intende andare avanti sulla liberalizzazione delle concessioni per la ricerca e l'estrazione di gas e oli sul territorio siciliano, e quello ai Beni culturali, Fabio Granata, che, invece, intende stoppare questo processo. Assessore Noè, è realmente interessante per la Sicilia questa nuova era delle concessioni petrolifere? «Gas e oli sono risorse endogene dell'Isola come l'agricoltura, turismo o le acque minerali che portano entrate ai Comuni in cui esistono questi pozzi e alla Regione. Abbiamo agito, sulla liberalizzazione, con una decisione assunta dal Parlamento siciliano. Qualora la Regione non avesse voluto incidere in questo ruolo, il Parlamento avrebbe vietato la liberalizzazione. Di conseguenza, Sala d'Ercole ha ritenuto questo settore come uno dei punti di sviluppo della Sicilia. In sostanza, ci siamo ritrovati ad attuare una legge e lo abbiamo fatto consapevolmente, interessando anche gli enti locali perché è lo stesso processo amministrativo che lo prevede. Abbiamo anche atteso che questi coinvolgimenti avessero portato dei ricorsi o un convincimento diverso dagli enti locali. Ma ciò non è avvenuto. Poi, vorrei ricordare che la politica energetica è parte preponderante, basti pensare alla partecipazione al Pii della Regione che è costituito essenzialmente dal settore industria. Fino a oggi tutti gli studi hanno dimostrato che le vere entrate sono date dall'industria». Come mai, allora, alcuni sindaci hanno dichiarato di non essere stati coinvolti in questo processo... «.Sono disponibile a fare incontri con le amministrazioni locali e con tutti coloro che vorranno approfondire questo argomento. Ma mi trovo a dover costatare che agli enti locali è sfuggito questo aspetto amministrativo della vicenda o non l'hanno seguito. Viceversa, oggi non saremmo a parlare di questo se i sindaci avessero fatto valere le proprie intenzioni nelle sedi competenti. Un processo amministrativo si può bloccare con i ricorsi e non con la politica. Quindi, i sindaci non hanno avuto la dovuta attenzione e se non hanno stoppato il procedimento, per quanto mi riguarda, l'hanno condiviso». Ma i malumori arrivano anche dalla stessa Giunta. Granata, ad esempio, si dice contrario alle concessioni. «Fra poco si va a votare. Quindi, c'è l'esigenza anche di contemperare spazi politici e spazi di governo. Ritengo di non dover affermare principi diversi di quelli di una Sicilia che vuole essere una terra dove i beni culturali abbiano un ruolo significativo. E mi auguro che in futuro lo possano avere anche in termini di partecipazione al reddito della Regione. Mi auguro anche che il turismo possa avere questa partecipazione al reddito, ma penso che ad oggi i risultati sono diversi. Il programma di governo votato dai siciliani prevede una Sicilia composta da più settori, non solo agricoltura, non solo turismo, ma anche l'industria. Non si può dire oggi che non dobbiamo procedere all'industrializzazione della Regione, l'avremmo dovuto dire due anni fa agli elettori spiegando che non avremmo voluto più l'industria in Sicilia. E così se gli elettori, tramite il voto, ci avessero detto che non si voleva più l'industria in Sicilia sarebbe stato corretto il ragionamento di Granata. Ma così non è». Granata dice anche che bloccherà «ogni scelta non sostenibile»... «Posso assicurare il mio collega che nei vari decreti di concessione sono inserite tutte le riserve possibili dal punto di vista della salvaguardia ambientale sia durante l'attività delle imprese sia a chiusura della stessa attività. Se c'è qualcuno che sta lottando per un'industria ecocompatibile, peccherò di immodestia, ma sono io».