Restaurata l'antica Basilica di Santa Tecla, cinque metri sotto il sagrato. Da Pasqua le visite La Veneranda Fabbrica: valorizziamo la città imperiale. Una passerella porterà al Museo del Novecento all'Arengario Dove Sant'Ambrogio battezzò Agostino, era il 387 dopo Cristo, ci sono il geometra Francesco Aquilano, dieci operai e due archeologi a catalogare i muri come fossero mattoncini di Lego, un'epoca per volta. Il sottosuolo di piazza Duomo è un cantiere. Caschi, cemento, polvere. Rispetto. La Veneranda Fabbrica sta restaurando il complesso episcopale d'età imperiale nascosto sotto il sagrato della cattedrale, le «radici» storico-religiose del Duomo: l'esagono del battistero di San Giovanni alle Fonti, l'abside della basilica di Santa Tecla, sepolture e resti d'edifici. Il cantiere restituirà un piccolo e rinnovato museo archeologico con percorsi guidati, luci, pannelli didattici e un ingresso per anziani e disabili dalla stazione del metrò. Chiusa la prima fase d'intervento, a fine aprile, l'area verrà riaperta (temporaneamente) al pubblico. Un assaggio di ciò che sarà: Veneranda Fabbrica e Soprintendenza stanno valutando uno studio di Italia Nostra, il progetto d'una «passerella » nella fermata MM che colleghi il complesso episcopale e il previsto accesso sotterraneo al nuovo Museo del Novecento all'Arengario. Al primo tuon di marzo si svegliano le serpi, il cartello è in bacheca, fabbri e falegnami timbrano il cartellino, è il turno del mattino. Benvenuti nel cantiere del Duomo, sotto i piedi del Duomo. Qui si rifà la storia della Milano paleocristiana, una città da immaginare, demolita o dormiente, seppellita in una piazza che non è più la stessa. I documenti antichi descrivono due battisteri, Santo Stefano e San Giovanni alle Fonti, e tre basiliche: Santa Tecla, l'unica ad essere stata scavata, resta cattedrale fino al 1461, quando viene demolita per far spazio al «nostro» Duomo. Nel 1480 va giù anche Santo Stefano. Qualcosa si perde ancora negli anni Sessanta, con i lavori della linea 1 del metrò. Nuovi resti potrebbero emergere se si scavasse il resto della piazza. Per ora, si restaura il tesoro che c'è, semisconosciuto agli stessi milanesi, dice Benigno Visconti Mörling Castiglione, il direttore della Veneranda Fabbrica: «L'intervento è necessario per migliorare fruizione ed esposizione». È un'operazione da oltre 400 mila euro, metà messi dalla Regione. Maria Silvia Lusuardi, direttore dell'Istituto di archeologia della Cattolica, coordina gli scavi: «Rimane da scoprire il rapporto tra la cattedrale che ha preceduto il Duomo e il Palazzo Ducale, poi Reale ha spiegato . Gli edifici erano collegati». Marco Parini, vicepresidente di Italia Nostra, ha proposto il progetto della nuova «passeggiata» artistica sotterranea: «L'area merita più visibilità ». I problemi sono due. Uno di ordine economico: servono soldi. Il secondo è strutturale: c'è da tagliare il rifugio anti- aereo, della fine degli anni Trenta, che separa Santa Tecla dall'Atm Point. Così Visconti Mörling Castiglione: «È un progetto interessante, speriamo... L'importante è che si tuteli la storia e la spiritualità del sito». Il complesso episcopale sotto il Duomo è una delle quattordici tappe dell'itinerario turistico L'Impero a Milano, promosso dal Comune e condiviso con il Ministero ai Beni culturali. Il progetto dovrebbe essere realizzato entro il 2013. È l'anniversario dell'Editto di Costantino. Sottoterra dall'arcivescovado alla cattedrale Il tunnel segreto del cardinale «È un crocifisso antico, l'abbiamo appena restaurato. Vede i capelli? Sembrano veri...». L'ingresso al tunnel dei vescovi si apre con una scultura del Seicento, occupa l'intera parte alta del muro, «è splendido, vero?», sorride monsignor Luigi Manganini. L'arciprete del Duomo si presenta nelle vesti eccezionali di guida turistica. Apre lui la porta a vetri blindata del tunnel sotterraneo che unisce la Curia al Duomo, all'altezza dell'ingresso laterale della cattedrale. «Avanti». L'ingresso è affacciato sul cortile del Palazzo dei Canonici. Sono ventisette gradini per scendere, cinquanta metri per tagliare la strada, altri 28 scalini in ferro e pietra per risalire all'interno del Duomo, davanti all'altare di Sant'Agnese, nella zona della statua di San Bartolomeo, accanto alla cappella di San Giovanni Bono. Sono cento passi in tutto. I cento passi che il cardinale Dionigi Tettamanzi percorre prima di celebrare le funzioni in Duomo. Il tunnel è stato costruito dall'architetto Giuseppe Vandoni intorno al 1850 e in tre mesi soltanto di lavori, sottolineano alla Veneranda Fabbrica: «È bastata un'estate, tempi impensabili ai giorni d'oggi...». Perché? «Per dare un passaggio comodo ai monsignori dal Palazzo dei Canonici, nel complesso dell'Arcivescovado, alla sagrestia della Cattedrale». Un sottopasso per evitare la pioggia, ecco. Ha il soffitto a volta, archi scavati nelle pareti laterali, i sistemi d'allarme davanti alla porticina che apre nel Duomo. La luce è fioca. Mistica. Fa strizzare gli occhi. A. St. La chiusura della porta nord Quando i carri entravano in cattedrale «Prima di insediarsi a Milano, San Carlo Borromeo inviò un emissario a visitare il Duomo, a vedere un po' la situazione...». Trovò un bazar. La cattedrale ridotta a via di transito. Gente di passaggio. Carri. Forse anche cavalli. I mercanti passavano nel tempio perché il tempio aveva due porte monumentali sui lati, una aperta sulla facciata nord, posizionata all'altezza dell'altare alla Madonna, e una sul lato sud, quella rimasta. «San Carlo fece chiudere la porta nord per bloccare il "traffico" davanti all'altare del Duomo», racconta Benigno Visconti Mörling Castiglione, il direttore della Veneranda Fabbrica. Era il 1560 e bisogna fare davvero un grande sforzo d'immaginazione per visualizzare la Milano d'allora. La piazza dietro il Duomo era occupata dal cantiere per la cattedrale. Un impiccio (pensate ai disagi per i lavori in piazza Meda, ecco, si ha un'idea). Per andare dal mercato ortofrutticolo al Verziere alla zona dell'attuale piazza della Scala, la strada più breve e comoda passava per il Duomo. Alternative? «Fare l'intero giro della cattedrale o passare all'altezza di via Pattari», racconta Visconti Mörling Castiglione. Insomma: le alternative erano scomode e la scorciatoia tagliava nel Duomo. San Carlo non gradì e diede un taglio lui. Eliminò la porta posizionata all'altezza del transetto, nella parte del muro della crociera verso la strada di Compedo, l'attuale corso Vittorio Emanuele. Una volta chiuso l'ingresso venne costruito l'altare alla Madonna, nel Seicento. A. St. Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-03-08 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La scrittrice Valeria Montaldi «La piazza nel 1200? Un incrocio di bazar, ladri e avventurieri» di ANNACHIARA SACCHI Vicoli, bancarelle, carretti. E mercanti, faccendieri, prostitute. Piazza Duomo prima del Duomo. Nel Duecento, quando ancora c'erano Santa Tecla e Santa Maria Maggiore. Viva, caotica, sporca. A descriverla è Valeria Montaldi, autrice di romanzi ambientati nel Medioevo (l'ultimo, «Il manoscritto dell'imperatore») ed esperta della Milano duecentesca. Tratto distintivo della piazza? «La confusione. Traffico, rumore, cattivi odori. La facciata di Santa Tecla era rivolta verso l'attuale Palazzo Carminati. Lì c'era la "porta dei pesci", area riservata alle pescherie. In chiesa arrivava un tanfo insopportabile ». Si commerciava solo pesce? «No. Ai due lati di Santa Tecla erano appoggiate le botteghe di fornai, calzolai, mercanti di stoffe, di aghi da cucito. Sull'angolo tra via Speronari e via Santa Margherita c'erano due spezierie». E Santa Maria Maggiore? «Era appena dietro Santa Tecla. Una curiosità: a Pasqua si celebrava metà della messa in una chiesa e poi, con il vescovo in testa, ci si spostava in corteo nella basilica vicina». Il resto della piazza? «Non parlerei di piazza, ma di un grosso incrocio. Attorno alle due chiese c'erano vicoli angusti, le case erano alte e strette. In via Orefici, al civico 5, si trovavano le carceri della Malastalla, dove venivano rinchiusi insolventi e bancarottieri. In piazza dei Mercanti, che allora si chiamava Broletto, si incontravano avvocati e notai. E la contrada del Rebecchino, verso l'odierno Arengario, ospitava le locande». Chi frequentava la piazza? «Commercianti, soldati, prostitute, finti storpi, soldati, medicanti, religiosi, ladri ». Le strade? «In terra battuta, escluso un tratto lastricato di via Spadari- Torino. C'era polvere ovunque». L'ideale per ambientare un giallo... «E infatti il mio frate Matthew (il protagonista dei romanzi della Montaldi, ndr) spesso si aggira nel Broletto. Qui scopre intrighi e fa incontri importanti». Streghe? «No, quelle si radunavano nei dintorni di via Quadronno». La scrittrice Valeria Montaldi