Vespasiano e Domiziano, la gens che sconvolse Roma Incontro con larcheologo Filippo Coarelli alla vigilia della prima lezione magistrale Storie e segreti di una dinastia guerriera Nel viso del padre, le rughe scavano la pelle incorniciando lespressione austera di un uomo che ha raggiunto la gloria ma non dimentica le umili origini e non dissimula la fatica della scalata. Lineamenti aggraziati e sguardo distante, invece, nel ritratto del figlio che volle farsi chiamare Dominus et Deus. Vespasiano e Domiziano, inizio e fine di un clan, quello dei Flavi, che in soli 27 anni cambiò il volto di Roma prima di dissolversi senza essere riuscito a dare unerede a quella gens venuta dallalto Lazio a soppiantare laristocrazia romana. Filippo Coarelli domani, nella sede del Museo nazionale di Palazzo Massimo, terrà la prima di quattro lezioni (ogni lunedì alle 16 fino al 30 marzo: obbligatorio prenotarsi al numero 06 39967700) dedicate a Domiziano (51-96 d. C.): limperatore che a trentanni succedette al fratello Tito e che completò il Colosseo iniziato dal padre. Ed è proprio lanfiteatro Flavio il cuore della grande mostra che, voluta dalla Soprintendenza statale e affidata alla cura di Coarelli, dal 27 marzo porterà il pubblico a spasso nei luoghi dei Flavi a Roma: il Palatino, il Foro, Campo Marzio e il Quirinale. «Il crudo realismo del ritratto di Vespasiano è coerente con la sua politica di uomo darmi nato in unumile famiglia della Sabina e, dopo aver servito Nerone in Medio Oriente, venuto a moralizzare i costumi di Roma» dice Coarelli illustrando il busto prestato dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, uno dei pezzi più pregiati della mostra "Divus Vespasianus" che, a 2000 anni dalla nascita (17 novembre del 9 d. C.), coinvolgerà anche i luoghi di origine: Norcia (paese della madre, una Vespasiani), la Rieti dei Flavi, ma anche Cascia, Città Reale e LAquila. La mostra di Roma si estenderà fino al Campidoglio. Lì cera il tempio di Giove Capitolino, che padre e figlio ricostruirono per ben due volte. E cè il palazzo dei Conservatori dove è esposto uno dei rari ritratti di Domiziano: «I pochi volti dellimperatore scampati alla damnatio memoriae - aggiunge larcheologo allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli - segnalano un salto ideologico rispetto alla ritrattistica e alla politica paterne: ora limperatore è un dio e il modello è ellenistico, quello di Alessandro Magno, come dimostra il ritratto equestre in bronzo giunto fino a noi solo perché al posto della testa del cavaliere, ossia Domiziano, misero quella del successore, Nerva». Avversario feroce del Senato fino a soccombere sotto i pugnali di unennesima congiura contro di lui, Domiziano fece costruire e rimodernare più di 50 edifici nella capitale dellImpero. Tra questi, la sua smisurata dimora: la più grande del Palatino. «Attraverso larchitetto Rabirio - sottolinea Coarelli - Domiziano fonda il modello dellorganismo chiuso che accorpa spazi pubblici e privati: la struttura del palazzo imperiale». Larchitettura specchio della politica. «Accentrò il potere su di sé fino a diventare un monarca assoluto».