Due anni di riunioni, bozze, attese. Manca ormai l'ultimo passaggio per rendere operativo il primo strumento urbanistico del Parco nazionale del Vesuvio. Quindici anni dopo la travagliata istituzione dell'ente, l'area protetta sta per avere il proprio Piano regolatore. La proposta presentata alla Regione è infatti all'ordine del giorno del prossimo consiglio regionale. Poche le variazioni al programma presentato dal Parco dopo il voto dei sindaci dei tredici Comuni che ne fanno parte. Le fasce restano infatti quattro. Passando dalla prima, Riserva integrale A, alla zona D, Promozione economica, dove restano comunque vietati interventi di cementificazione. «Meno vincoli per gli interventi destinati a produrre sviluppo economico», è lo spirito del nuovo strumento urbanistico alle cui norme dovranno adeguarsi anche i Parchi Vallo di Diano e Cilento. «Abbiamo tentato di coniugare le esigenze della tutela ambientale con quelle dello sviluppo economico e turistico della Campania», ha detto Gabriella Cundari, assessore regionale all'Urbanistica. Uno strumento atteso da quindici anni e che adesso pone gli amministratori del Parco dinanzi a un nuovo scenario: rivedere la posizione di tutte quelle strutture destinate a uso turistico-ricettivo bloccate dall'urbanistica. Non è escluso che possano essere sanati piccoli abusi come tettoie e verande. Poche speranze per chi invece ha allestito edifici senza alcuna autorizzazione. «Gli enti chiamati a tutelare un'area hanno anche il dovere di non ingessarla - dice il presdiente dell'ente Parco, Ugo Leone - Purtroppo questo piano arriva dopo oltre cinque anni dalla presentazione da parte dell'ente, nel frattempo qualche situazione potrebbe essere mutata, pur se nell'ambito dei vincoli ambientali e paesaggistici esistenti». Sviluppo compatibile e turismo sostenibile: ma non ci sarà alcuna possibilità per chi pensa di poter realizzare alberghi o mega ristoranti. «Con tono spesso disprezzativo - aggiunge il presidente Leone - molti accusano gli amministratori della fascia costiera vesuviana di accontentarsi di un tursimo mordi e fuggi. Tra vesuvio, Scavi di Ercolano e di Pompei siamo in un'area che accoglie tre milioni di visitatori all'anno. Per consentire a tutti di dormire in questa zona dovremmo realizzare strutture ricettive. Si tratta di un'idea assolutamente impraticabile: questa area non soltanto è stata aggredita dall'abusivismo edilizio ma anche dall'edilizia legale che accoglie 500mila abitanti circa. Il vero nodo eè decementificare. Soltanto uan piccola parte dei visitatori stranieri e italiani che vengono in visita nella provincia di Napoli potrebbero essere accolti anche di notte nelle strutture ricettive già esistenti o in quelle poche che potranno essere realizzate». Depotenziare, dunque. Sviluppo e ricettività attraversano infatti la questione sicurezza e vie di fuga progettate, programmate, finanziate a metà e mai ultimate, come la Statale 268 che da Angri conduce a Cercola attraversando Terzigno, Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano. «Siamo alle falde di un vulcano attivo - conclude Leone - che al momento non dà segnali di ripresa ma che non può essere ignorato».
CAMPANIA - primo strumento urbanistico del Parco nazionale del Vesuvio.
Il Parco nazionale del Vesuvio sta per avere il proprio Piano regolatore dopo 15 anni di attesa. La proposta presentata alla Regione Campania è stata modificata dai sindaci dei 13 Comuni che fanno parte del Parco. Il piano prevede quattro fasce: Riserva integrale A, Zona D (Promozione economica), Zona C (Sviluppo economico) e Zona B (Turismo). La zona D e la zona C hanno vincoli più flessibili rispetto alle altre due. Il piano non prevede interventi di cementificazione e permette la realizzazione di strutture ricettive, ma solo per una piccola parte dei visitatori. Il presidente del Parco, Ugo Leone, ha espresso preoccupazioni sulla sicurezza e sulla possibilità di depotenziare le strutture esistenti.
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