La tutela dei beni culturali in pasto a manager di fast food. Le ultime trovate della finanza creativa del trio Tremonti, Bondi e Carandini Ci risiamo. Il lupo Giulio Tremonti perde il pelo (travestendosi da Robin Hood con una naufragata tax dei ricchi) ma non perde il vizio (la svendita del patrimonio d'arte, del paesaggio, spiagge comprese). Ora il ministro dell'Economia, in società con il collega Sandro Bondi e l'archeologo Andrea Carandini, procede al taglio di oltre un milione di euro al ministero dei Beni culturali nel triennio 2009- 2011. Quando perfino il leader del centrodestra d'oltralpe, il presidente francese Nicholas Sarkozy per far fronte a questa congiuntura di crisi prevede di dare mo milioni di euro all'anno alla cultura, come riporta un'indagine europea comparata di Federculture. Nel frattempo in Italia, da più parti, a cominciare dalle associazioni di chi lavora nelle soprintendenze - per non dire dei moltissimi e autorevoli nomi dell'archeologia e dell'arte di livello internazionale - fioccano accuse al governo Berlusconi e ai suoi ministri, di voler delegittimare le competenze professionali e scientifiche nell'ambito della tutela e della valorizzazione. Ma anche accuse di voler liquidare la rete delle soprintendenze territoriali e favorire una sbrigativa privatizzazione del patrimonio nazionale, a furia di slogan emergenziali. Fin qui, in estrema sintesi, le responsabilità di questo governo di destra, incompetente e versato solo ai propri interessi privati. Ma quel che fa più male e che ci appare più vergognoso - lo diciamo da vecchi cronisti dell'arte - è che un autorevole archeologo come Andrea Carandini, docente di Archeologia classica alla Sapienza di Roma, si sia prestato a questo gioco . Per molti anni al fianco di Salvatore Settis in varie campagne di scavo, Carandini è autore di libri anche popolari come Remo e Romolo (Einaudi) nonché presenza gettonatissima delle lezioni di archeologia all'Auditorium di Roma organizzate dall'editore Laterza. Da alcuni giorni, come è noto, Carandini è il nuovo presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali. Nomina varata in fretta e furia dal ministro Bondi a poche ore dalle dimissioni di Settis. E alcuni dicono già preparata nei mesi precedenti, di tensione, fra il direttore del massimo organo consultivo del ministero e lo staff di Sandro Bondi. Il direttore della Normale e accademico dei Lincei, come hanno riportato le più importanti testate, si è dimesso perché si cercava di censurare ogni sua riflessione pubblica e documentata di critica alle politiche culturali di questo governo. Da parte sua Il professor Carandini non si è fatto scrupolo di prenderne il posto svestendosi rapidamente degli abiti di studioso e ribaltando d'amblé molte dichiarazioni pubbliche fatte negli anni in difesa della cultura e dell'arte. A favore di logiche di marketing dell'azienda Italia, come quella berlusconiana che vorrebbe i fragili Bronzi di Riace come cimeli da mostrare in Sardegna ai potenti del G8. O come la campagna di valorizzazione del Museo Italia affidata dal governo al manager Mario Resca proveniente dalla catena McDonald's e che già parla dell'opportunità di mutare edifici storici e d'arte in alberghi a cinque stelle. Per farsi un'idea del Resca pensiero basta farsi un giro sul sito www.demaniore.com dove il nostro lancia la sua campagna per i nuovi hotel della cultura. Nel frattempo voci di corridoio sempre pi insistenti parlano di un possibile avvicendamento al ministero dei Beni culturali: Bondi potrebbe lasciare il posto a Quagliariello, quello che in Senato accusava di omicidio chi si era opposto al decreto berlusconiano Salva Eluana.