Gli italiani hanno speso per attività ricreative e culturali 23.206 milioni di euro nel 2008: in piena crisi economica, un tasso di crescita dello 0,8 con previsioni di graduale miglioramento già a partire dal 2009 (intorno al 2). Nonostante la tenuta rispetto ad altri settori economici, lo Stato ha investito in cultura, nel 2008, appena lo 0,28 del Pii. Le famiglie spendono per cinema, teatro e musei quasi il doppio che per le calzature (dati Confcommercio 2009). Spiccioli rispetto all'Europa, anche se sono gli stessi soldi messi da parte per il pane quotidiano. Ma nel 2009, il Ministero per i Beni Culturali vedrà ridurre le proprie competenze del 23 per cento rispetto al 2008, per una dotazione che si attesterà su 1.568 miliardi di euro, pari allo 0,22 del bilancio complessivo dello Stato la Uil parla di quasi un miliardo di mezzo di tagli nel triennio. Mentre sui fondi per lo spettacolo si registra (previsioni 2009) un meno tredici. Incremento (parliamo di briciole, ma comunque di voci che hanno un più davanti) per il budget che gli italiani mettono a disposizione dei viaggi. E chi si sposta nelle città d'arte continua ad essere pi numeroso di chi mette sci e scarponi in valigia. Anche tra chi fa rotta verso mete straniere, il 46 predilige vacanze culturali. Eppure l'Italia decide di contrarre anche i fondi per il Turismo (meno 31), guadagnando l'ultimo posto nella classifica europea. Piegati dalla nostra stessa recessione, i cugini francesi aumentano la dotazione per la cultura e introducono la gratuità nei i musei statali per i giovani sotto i 25 anni. E i fratelli spagnoli, arrivano a essere i quinti nel mondo quanto a competitività turistica e investono in promozione dieci volte l'Italia. Nei primi otto mesi del 2008, il sistema museaie italiano vede il Lazio in testa con oltre trenta milioni di introiti per un'incidenza sul fatturato globale del 42,31. Nella top ten dei musei statali pi visitati ci sono quattro siti romani (Colosseo e Palatino, Castel Sant'Angelo, Villa d'Este a Tivoli, la Galleria Borghese), così come sono romane gran parte delle mostre pi visitate in Italia. E i premi consegnati da Federculture alle esperienze più virtuose per la gestione e valorizzazione dei beni e delle attività culturali (Regione Lazio, Fondazione Roma- europa). Ma la quota stanziata dal Comune di Roma passa dal 3,39 del 2006 al 3,12 del 2007 fino a scendere al 2,58 nelle previsioni del 2008. «Tagliare in modo indiscriminato gli investimenti alla cultura è un atteggiamento miope. Significa non credere nel futuro», dice Roberto Grossi, presidente di Federculture, in apertura del convegno torinese che ha riunito assessori, direttori di musei, presidenti di fondazioni davanti a dati e tabelle che fotografano un Paese a un bivio. «Per uscire dai periodi di crisi la cultura è fondamentale - ha osservato - Non occorre tornare ai secoli passati, basta limitarsi al Novecento, alla depressione dei 29 o allo choc petrolifero del 73. Proprio in questi momenti sono esplosi fenomeni come il jazz e l'industria cinematografica, diventando volano per un nuovo dinamismo economico».