Le previsioni sul turismo culturale (un terzo di tutti i nostri introiti turistici) sono piuttosto nere: meno 4,3 per cento nel 2009. Con i musei che già nel secondo semestre 2008 hanno subito, soprattutto nel Sud, pesanti cali di visitatori. Un governo accorto investirebbe sia nel patrimonio storico-artistico (che tanti stranieri attrae e tanti lavori genera) sia nella sua promozione mondiale. Invece sta tagliando a tutta forza: le risorse per il ministero dei Beni culturali si riducono di 1,4 miliardi di euro da qui al 2011 (meno 498 milioni subito quest'anno) e quelle dell'Enit, già ultimo in Europa per dotazione di fondi, sono state poco meno che dimezzate. Soprintendenti e direttori prevedono di dover chiudere sedi, ridurre orari, rattrappire un'offerta che ha fatto crescere nell'ultimo decennio i visitatori degli spazi museali e archeologici da 25 a 34 milioni e gli incassi da 52 a 106 milioni (più 101). Con personale scarso e anziano, con direttori di grandi musei pagati appena 1.500-1.700 euro al mese. Insomma, questa autentica gallina dalle uova d'oro, invece di venire ben nutrita, patirà la fame. Tanto, adesso, arriva un superdirettore generale «alla valorizzazione» il quale sfornerà, sulla testa di chi c'è già, idee sfolgoranti di marketing. Questi enormi tagli alla spesa ordinaria incidono direttamente sulla possibilità di continuare a tutelare, ogni giorno, quei beni primari (archeologici, artistici, storici, paesaggistici, eccetera). Che, sparsi in tutta Italia, creano poi l'indotto turistico. Se questi beni primari deperiscono eo imbruttiscono - come sta accadendo al paesaggio - calerà anche la loro attrattiva turistica. Lo capisce un bambino. Questo governo, questo ministro, no. Non a caso agiscono in modo opposto a essi Obama il quale, per contrastare la crisi, investe di pi in cultura, Zapatero che è sulla stessa linea, Sarkozy che quintuplica i fondi per i restauri. Ovunque la cultura e le sue strutture (musei, monumenti, biblioteche, archivi, ecc.) Sono considerate - Bilbao insegna il motore di ogni sviluppo, anche economico. In ogni caso un valore «in sé». Tranne che da noi. Da noi le Soprintendenze potranno presto rimanere prive di luce, gas, telefono, cancelleria perché non hanno i soldi per sopravvivere. Figuriamoci se potranno qualificare e tenere aperti con orari «lunghi» i musei, vigilare sulle chiese o evitare crolli e furti. Il ministero, peraltro, sta commissariando le uniche di loro - quelle speciali di Pompei e di Roma (archeologia) - che dispongono di decine di milioni di euro incassati dalle biglietterie. Ci mette dei commissari prelevati, per lo più , dalla Protezione civile, che nulla sanno di monumenti romani, greci o etruschi, e per , in tal modo, svuota le Soprintendenze, ree di pretendere di essere autonome dal potere politico e di imporre le ragioni della scienza su quelle della cattiva politica. Orribile presunzione. Adesso va di moda spremere da musei e monumenti quanti pi euro è possibile. Si vogliono musei «redditizi» senza sapere che il Grand Louvre ricava da biglietti e servizi meno del 20 per cento di quanto gli serve per vivere e che il Metropolitan Museum non arriva al 30 per conto. Nel contempo anche i fondi per cinema, teatro, musica di qualità vengono tagliati dal governo con l'accetta. Viviamo dunque in un Paese che decapita cultura e ricerca sprofondando nel buio della sottocultura e dell'ignoranza, regredendo anziché progredire e penalizzando masse di giovani.
La cultura decapitata
Il governo sta tagliando le risorse per il ministero dei Beni culturali e per l'Enit, il fondo per la valorizzazione del patrimonio culturale. Ciò porterà a chiudere sedi, ridurre orari e ridurre l'offerta dei musei e degli spazi archeologici. I soprintendenti e i direttori prevedono di dover chiudere sedi e ridurre orari a causa della mancanza di fondi. Il governo sta anche commissariando le Soprintendenze, che sono state ridotte a funzionare con risorse scarse. Il ministro dei Beni culturali sta investendo poco in cultura e ricerca, a differenza di altri governi. Il governo sta tagliando anche i fondi per cinema, teatro e musica di qualità.
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