Era il lontano 1970. Il mio primo anno di Architettura, il primo esame: Storia dell'Architettura. Cosa può affascinare uno studente, venuto dalla lontana città di Tel Aviv, più della storia di Firenze? Il professor Franco Borsi mi chiese la mia opinione su Giuseppe Poggi. Il tema che avevo scelto era: «Firenze Capitale». «E' stato bravo Poggi» dissi io certo, io non avrei buttato giù le mura» E continuai: «Comunque, ha avuto idee precise, ha voluto affrontare il futuro ed è . riuscito ». «Cambi idea oppure le do 18» dice il Professore. ho preferito tornare nella sessione di esami successiva... Eh sì, avrei dato molto per riavere le mura, però, non avendole più, vorrei guardare al futuro. La Firenze di oggi vive ancora delle memorie del suo glorioso passato. Non c'è dubbio che abbiamo un patrimonio preziosissimo, unico al mondo, ma proprio per questo dovremmo valorizzare il presente e, detto ciò, guardare al futuro. Ho incontrato pochi anni dopo il Professor Borsi, era il direttore del glorioso Istituto di Restauro dei Monumenti ed io un giovane assistente, lui dimenticò il piccolo «incidente», io no e sono ancora oggi convinto che si debba aver coraggio, nel rispetto della città e dei sui cittadini, ed affrontare la vita di tutti i giorni. Ci sono molte cose che la città di Firenze deve fare per migliorare la vita dei propri cittadini. Io, avendo studiato a Firenze e vivendovi, fiorentino di adozione da 40 anni, ma anche girando il mondo, penso che i monumenti siano importanti, soprattutto come valore aggiunto alla nostra vita, ma sono convinto che la realtà lo sia ancora di più. Infatti, anche la nuova architettura che io promuovo, chiamata «Architettura Dinamica» mira a trovare la giusta risposta alla nostra vita, non a creare monumenti. Non dobbiamo dimenticare che il nostro grande valore culturale ed artistico, per il quale possiamo consideraci la Capitale del mondo, è partito da una solida economia, quella dei Medici, che ha permesso lo sviluppo della scienza (Leonardo e tanti altri). L'arte ne è seguita. Il più significativo pezzo di architettura fiorentina è frutto di logica ed ingegneria: Il cupolone è stato disegnato dalla razionalità, sfidando il passato. Così anche oggi, per valorizzare e sviluppare Firenze come capitale artistica dobbiamo spingere l'acceleratore sullo sviluppo economico, offrendo una più alta qualità di vita di cui, ahimè, oggi i cittadini si devono privare. Mi ricordo che anni fa, un importante giornale fiorentino, visitando il mio studio di architettura scriveva: «Dietro la vetrata si intravedevano ingegneri che si occupavano di Business». Era il 1989, io mi occupavo di progettazione di impianti industriali e la parola «affari» era, evidentemente, almeno per certi ranghi politici, un peccato che meritava il purgatorio. Non dobbiamo dimenticare che la nostra ricchezza artistica, architettonica, culturale non è altro che il frutto degli «affari» Medici. Se noi non affronteremo il futuro, non riusciremo ad avere una Firenze ricca e sarà la nostra fine, non solo non potremo offrire ai fiorentini una adeguata qualità di vita, ma avremo anche difficoltà a conservare il nostro patrimonio artistico e culturale. Serve responsabilità comune. Il mio intende essere un invito a chi vuole il bene della città e dei suoi cittadini: Diamoci da fare. In attesa di un rilancio economico della nostra Città, vi sono vari aspetti a mio avviso facilmente migliorabili, quali: Ospedali e altre strutture sanitarie (una buona parte in stato precario, con grave disagio dei malati e grande sacrificio dello staff medico) Scuole e Università (condizioni vergognose) Parchi e Giardini (ne abbiamo?...) Strutture produttive in grado di offrire lavoro adeguato ai giovani (dove sono?) Traffico e Parcheggi (funziona benissimo il servizio taxi - per chi se lo può permettere) Aeroporto (città quali Bologna e Pisa, cui in breve si aggiungerà Siena, hanno un traffico complessivo di passeggeri di circa cinque volte superiore a quello di Firenze) Assistenza agli anziani (e la città continua ad invecchiare) Servizi di agevolazione ai turisti Marciapiedi (una cosa oscena, avete mai visto quelli nelle città industriali della Cina?) Regole urbanistiche e la loro applicazione (sul quale non si finirebbe mai di scrivere) Non entrerei - almeno per oggi - nei dettagli degli argomenti sopra citati, vorrei soltanto suggerire a chi ci governa di fare una lista di obiettivi, una specie di «programma di lavoro» per trasformare Firenze in una città economicamente vivace e di trovare il modo di migliorare la qualità della vita dei propri cittadini. E vorrei stimolare, in chi non è al «potere» , la volontà di trovare «una volta per sempre » il coraggio cittadino per chiedere ai nostri governanti di farci vedere i fatti. E se non si riesce ad inventare niente per portare «business » (non è una parola volgare!) a Firenze, trasformandola in una città degna del terzo millennio, che si sfrutti la nostra immagine nel mondo, la nostra ricchezza storica, pur portare ricchezza ed autonomia economica a Firenze. Firenze ha i numeri per farlo. Chi lo ha fatto una volta, lo può anche rifare!! Le mura, grazie al Poggi, sono già state demolite, dovremmo oggi demolire i vecchi schemi, rompere le catene che ci legano al passato e che costituiscono un alibi ad una vera emancipazione, e mirare ad un grande sviluppo, che la città di Firenze, grazie al proprio tesoro storico e ai propri cittadini, può senza dubbi avere, marcando così un nuovo Rinascimento. David Fisher
Che business, il Rinascimento. Come al tempo dei Medici, la cultura non può che essere il frutto della ricchezza
Il testo è un discorso di David Fisher, un architetto fiorentino, che parla della sua esperienza come studente di Architettura e del suo impegno per il miglioramento della città di Firenze. Fisher ricorda il suo primo esame di Storia dell'Architettura, in cui il professor Franco Borsi gli chiese la sua opinione su Giuseppe Poggi, e come abbia scelto di concentrarsi sulla storia di Firenze come capitale. Fisher sostiene che la Firenze di oggi deve valorizzare il presente e guardare al futuro, e che il suo patrimonio artistico e culturale non è altro che il frutto degli affari Medici.
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