Le mappe sono di qualità assai superiore a quella media del tempo in cui vennero realizzate. Qui, Capri a fine '400: è la carta più antica dell'isola. La scoperta Dalla Bibliothèque Nationale de France riemerge un tesoro forse commissionato a fine Quattrocento dal grande poeta Belle ed eccezionalmente precise: le sorprendenti carte del Regno disegnate in epoca aragonese Con gli Aragonesi di Napoli è proprio il caso di dire che le sorprese non finiscono mai. Più di venti fa Mario Del Treppo scoprì che nel 1487 re Ferrante, il quale già negli anni precedenti aveva tentato di stimolare l'industrializzazione del Mezzogiorno con l'istituzione dell'Arte della Lana e di quella della Seta, promosse un grande allevamento di polli ( ars pullorum) attraverso la loro riproduzione artificiale e su base industriale ( sine matrum incubatione). L'iniziativa non ebbe seguito, ma essa appare sempre meno strana via via che nuove acquisizioni storiografiche ci consentono di conoscere meglio il clima di fervore che si respirava allora alla corte aragonese e dal quale scaturì anche una profonda opera di rinnovamento delle strutture politiche del regno. In particolare colpiscono una serie di provvedimenti nei settori della giustizia, della fiscalità e della pubblica amministrazione, che miravano a rendere il paese più sicuro e ordinato, realizzando un più forte collegamento dell'autorità regia con le comunità locali. In questo contesto si spiega bene l'interesse della corte per gli strumenti che consentivano una migliore conoscenza del territorio e quindi per la geografia; ed è noto da tempo che a Napoli erano ricercati e riprodotti su larga scala i testi di autori classici quali Plinio e Tolomeo. Niente invece lasciava pensare che in città ci fossero allora le conoscenze geografiche e le competenze tecniche per realizzare una mappatura dell'intero regno ad un livello decisamente superiore a quello che allora si era in grado di conseguire in altre parti d'Italia e d'Europa, come dimostrano Fernando La Greca e Vladimiro Valerio nel loro volume Paesaggio antico e medievale nelle mappe aragonesi di Giovanni Pontano. Le terre del Principato Citra, pubblicato dal Centro di Promozione Culturale per il Cilento (Acciaroli, 2008, www.cilentocultura.it). Tutto è nato con il ritrovamento nell'Archivio di Stato di Napoli e nella Bibliothèque Nationale de France a Parigi, da parte di Valerio, uno dei maggiori studiosi italiani di cartografia storica, delle carte superstiti di due copie, fatte eseguire nel 1767 dall'abate Ferdinando Galiani, della mappa del regno, realizzata a Napoli nell'ultimo decennio del Quattrocento ad una scala oscillante tra 1:60.000 e 1:120.000. Nel libro vengono pubblicate solo le carte relative all'antica Provincia di Principato Citra, con il territorio compreso tra Castellammare di Stabia (Napoli) e Maratea (Potenza), ma altre, ancora inedite, riguardano la Basilicata, la Puglia, il Salento e la Calabria. Quelle di Principato Citra sono tuttavia più che sufficienti per mostrare il netto divario che le separa dalle altre del loro tempo, che disegnavano l'Italia con vistosissimi errori e deformazioni, laddove quelle aragonesi mostrano un'incredibile aderenza al territorio, riportando con esattezza non solo città, castelli, casali, santuari, ma anche monti, vallate, pianure, torrenti, fiumi, laghi, laghetti, acquedotti, porti. Quest'ultimo elemento si spiega facilmente tenendo presente il contesto fortemente intriso di cultura umanistica della corte aragonese di Napoli, ma il rapporto con l'antico si pone in maniera molto più complessa e coinvolge la genesi stessa delle mappe. Il primo problema che si pone è infatti il seguente: esse furono il risultato di una apposita campagna di rilevazione condotta in tutto il regno o furono realizzate (a tavolino o anche con l'integrazione di indagini sul terreno) sulla scorta di antiche e dettagliate carte di tradizione romana, che fornirono la base sulla quale furono riportati i nuovi toponimi? Valerio propende a credere che le mappe siano state realizzate ex novo da tecnici aragonesi, pur avendo essi utilizzato strumenti e metodi degli agrimensori romani. La Greca, che di professione è un antichista, pensa invece a materiali cartografici di età romana, ritrovati da Giovanni Pontano a Roma, probabilmente nel 1492, che avrebbero fornito la base fisica, sulla quale sarebbero stati eseguiti aggiustamenti e variazioni toponomastiche. Resta in ogni caso l'eccezionalità del lavoro fatto dai cartografi, topografi e miniaturisti aragonesi, dato che, anche utilizzando carte preesistenti, ci dovette essere, da un lato, un accurato lavoro sul terreno per annotare anche saline e miniere, che non erano elementi abitualmente presenti sulle approssimative carte del tempo, dall'altro il ricorso a testi scritti. Tra essi certamente le numerazioni dei fuochi, senza le quali non sarebbe stato possibile valutare la consistenza demografica dei centri abitati e quindi dare le necessarie istruzioni ai miniaturisti che avevano il compito di rappresentarla con appositi simboli. Come pure è da credere che i compilatori delle mappe avessero a disposizione delle carte con la distribuzione sul territorio di castelli, torri e altri impianti difensivi, che risultano riportati con precisione. Le carte colpiscono inoltre per l'attenzione che prestano ai ruderi di antiche costruzioni e per le citazioni di testi letterari romani, per cui, sulla base anche di considerazioni linguistiche, La Greca pensa alla direzione o, quanto meno, all'intervento non occasionale di un personaggio dotato di larga cultura umanistica e nello stesso tempo con incarichi di natura politica, che potrebbe essere stato il promotore del lavoro, così utile al governo del regno. La sua ipotesi è che si tratti di Giovanni Pontano, al vertice dello Stato negli anni in cui furono eseguite le mappe e che in non pochi scritti anteriori ad esse aveva teorizzato e realizzato uno stretto collegamento tra storia e geografia. Indipendentemente dal grado di coinvolgimento del Pontano nella progettazione e nell'esecuzione dell'opera, quello che in ogni caso è certo è che essa si configura come espressione piena e altissima di una fase assai felice della storia di Napoli e del Mezzogiorno, che vide le energie migliori del paese impegnate in un grande sforzo riformatore.
La geografia del Pontano - Trovate le mappe aragonesi del Regno
Le mappe del Regno d'Aragona, realizzate nel Quattrocento, sono di qualità superiore a quella media del tempo. Queste mappe sono state scoperte nell'Archivio di Stato di Napoli e nella Bibliothèque Nationale de France a Parigi. Le mappe mostrano un'incredibile aderenza al territorio, riportando con esattezza città, castelli, casali, santuari, monti, vallate, pianure, torrenti, fiumi, laghi, laghetti, acquedotti, porti. Le mappe sono state realizzate su larga scala, con una scala oscillante tra 1:60.000 e 1:120.000. Le carte sono state fatte eseguire nel 1767 dall'abate Ferdinando Galiani.
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