Il ministro «Protocollo inapplicato» Il ministro Sandro Bondi definisce «fantomatica» l'inaugurazione del Petruzzelli fissata al 21 marzo con la Turandot. Alla proposta del sindaco di consegnare il teatro alla Fondazione per aprire con l'agibilità provvisoria, il ministro replica con «sconcerto per le continue dichiarazioni » di Emiliano che pretenderebbe di riaprire a procedure non concluse. «Solo quando saranno acquisite tutte le certificazioni - aggiunge Bondi - le chiavi saranno consegnate alla fondazione ». Ma c'è immediatamente un altro altolà: il consigliere di amministrazione Carrieri condiziona la consegna a una «liberatoria ». Emiliano: «Dovranno spiegarlo ai baresi». Oggi De Simone prova in Fiera la sua Turandot. Il teatro dei baresi Il ministro: «Procedure non concluse». Emiliano: «Tirano fuori un problema al minuto» Petruzzelli, Bondi rifila un altro no «Apertura fantomatica». Carrieri: «Niente chiavi senza liberatoria» Secondo Carrieri, la fondazione non ha alcun patto con i Messeni perché non ha firmato il protocollo del 2002 BARI Inutile fissare inaugurazioni per il Petruzzelli senza che si formalizzi l'agibilità. E forse il teatro non riaprirà neppure quando ci sarà questa certificazione (senza la quale opera regolarmente il San Carlo di Napoli). Il ministro Sandro Bondi ha dato l'attesa risposta. «Leggo con sconcerto le continue dichiarazioni del sindaco di Bari relative a una fantomatica riapertura del teatro senza che le procedure siano concluse ». L'apertura del teatro il 21 marzo diventa addirittura «fantomatica ». Le proposte del sindaco «demagogiche e strumentali ». Il Petruzzelli resta chiuso quindi almeno fino all'ottenimento dell'agibilità. Almeno, perché, sempre ieri, il consigliere di amministrazione della fondazione che dovrebbe gestire il teatro, Mario Carrieri, nominato dal ministero, dava l'altolà su un altro fronte: «La fondazione potrà ricevere in consegna il teatro soltanto a condizione che venga rilasciata ampia liberatoria da ogni pretesa in favore della fondazione stessa». Insomma, la fondazione non ha vincoli né patti con la famiglia proprietaria del teatro, dice Carrieri, visto che non ha mai firmato il protocollo d'intesa del 2002 che regolava i rapporti tra famiglia proprietaria e Comune, Provincia e Regione, e che il sottile legame istituito per legge quando la fondazione è nata, è stato reciso quando si è tentato l'esproprio del Petruzzelli. E Emiliano? Già due giorni fa era apparso chiaro che si aspettasse un no del ministero alla sua proposta di dare comunque le chiavi del teatro alla fondazione in attesa che l'agibilità venisse formalizzata. «Evidentemente c'è chi ha paura della consegna del teatro. E Bari è in attesa che Bondi, Carrieri, Fitto e Di Cagno Abbrescia decidano il da farsi. Ma anche i baresi si faranno la loro idea. Abbiamo pazienza e testa dura. Andiamo avanti. Rispettosamente, non ci arrendiamo ». Ma Emiliano si dice deluso in particolare da Carrieri. «Ne avevo un'idea diversa ». Nel merito delle modalità di consegna, Emiliano non vede il problema. «E' evidente che nulla si può pretendere dalla fondazione, ma non serve alcuna liberatoria. Comunque i termini del passaggio dal ministero committente dei lavori alla fondazione gestore del teatro, saranno verificati al momento della consegna. Che però non viene mai fissata». E c'è un nuovo sospetto sulle ragioni dell'attendismo (forse non solo elettorale) del ministero: il teatro, ricostruito interamente con fondi pubblici, con quale copertura giuridica può tornare nel patrimonio della famiglia proprietaria che dalla fondazione riceverà il canone? Non a caso non sono più i Messeni Nemagna a chiedere una liberatoria, hanno dichiarato di poterne fare a meno, ma l'uomo vicino alle amministrazioni che firmarono un protocollo d'intesa sempre più in bilico.