Sembrerebbe impossibile, eppure è così: dopo mesi, parole, lettere, invocazioni, proteste, firme, lacrime per i cavalli morti, nella sostanza nulla cambia. Il sindaco ha deciso che le botticelle rimangono in città, in mezzo alle automobili. Forse, chissà quando, verranno realizzate scuderie al Galoppatoio di Villa Borghese dopo l'ampliamento del parcheggio sotterraneo e se mai la soprintendenza concederà gli opportuni permessi, poiché alloggiare 90 cavalli più una rimessa per le carrozze richiede parecchia cubatura ma non è nel parco che gli animali lavoreranno, come si era ipotizzato in alternativa all'auspicata dismissione del servizio. Fra i numerosissimi cittadini che gli hanno chiesto con fervore un gesto di gentilezza e modernità, e i quarantadue vetturini, Alemanno ha scelto di accontentare i secondi. Per farlo, ha aggirato chi gli sottoponeva con chiarezza il cuore della questione, vale a dire le associazioni animaliste prima fra tutte l'Enpa, oltre al Partito Animalista Europeo e tanti altri convocando un raduno di esperti di vario genere, dalla veterinaria al traffico, fuorché di questioni etologiche. Risultato di uno speciale tavolo di consulenza condotto dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, in principio agguerrita abolizionista e poi forse trasformata lungo il cammino, sono alcuni controlli medici in più e davvero poco altro. Quando poi si parla di «percorsi protetti », bisognerebbe chiedersi chi venga protetto da cosa. Non certo i cavalli dai veicoli a motore, visto che non sono state stabilite piste o corsie a loro esclusivamente riservate, ma solo nuovi e più ampi itinerari turistici a beneficio dei postiglioni. Quanto alle nuove divise, ride amaro il presidente dell'Enpa Lazio Claudio Locuratolo, osservando che è come pensare di affrontare la prevenzione degli infortuni sul lavoro facendo indossare una t-shirt agli operai. D'altro canto, è questo l'esito di lunghe consultazioni comunali e ministeriali. Esistono decisioni capaci di chiudere e risolvere i problemi. Altre, allargano il dibattito. Evidente che ci troviamo di fronte al secondo caso.