L'ex assessore e costruttore vince il ricorso. Stop al vincolo sull'area sì del Tar a Bianco Durante i lavori erano stati trovati reperti archeologici ma i giudici hanno dato torto alla Soprintendenza Appello al Consiglio di Stato Il Tar di Lecce ha annullato il vincolo archeologico che la Soprintedenza salentina aveva imposto all'area di Rudiae, alle porte di Lecce, dove nel 2006 furono trovati dei reperti messapici durante i lavori di scavo per la realizzazione di una serie di villette da parte dell'imprenditore Salvatore Bianco, ex assessore comunale. La notizia ha suscitato una serie di reazioni. L'archeologo Francesco D'Andria si augura che la Soprintendenza presenti ricorso al Consiglio di Stato mentre il costruttore gongola. «Quella zona di Rudiae deve essere tutelata ad ogni costo», ha detto. «Finalmente giustizia è fatta, ora andremo avanti con i lavori», dice invece Salvatore Bianco. LECCE Il piano di lottizzazione «Parco Rudiae» dell'imprenditore ed ex assessore del Comune di Lecce, Salvatore Bianco, non può essere intaccato dal vincolo imposto dalla Soprintendenza archeologica della Puglia. Lo ha stabilito il Tar di Lecce che si è definitivamente pronunciato, accogliendolo, sul ricorso presentato dall'immobiliarista Bianco. Salvo il ricorso al Consiglio di Stato che quasi certamente proporrà l'amministrazione dei Beni archeologici, il progetto che prevede la realizzazione di tre corpi di fabbrica su un'area abbastanza distante dall'omonimo sito archeologico su cui recenti scavi avevano fatto emergere reperti di età Messapica, potrà essere completato. I lavori sospesi A far scattare il fermo dei lavori e quindi l'emissione il 2 agosto 2006 del decreto di tutela indiretta, era stato l'esito di alcuni scavi di verifica effettuati dagli esperti della Soprintendenza sul terreno da edificare: quei saggi portarono alla luce manufatti ipogei (due assi stradali, ceramica antica e strutture murarie a pianta ellittica realizzate con blocchi in calcarenite locale), fatti risalire all'età messapica e quindi collegati ai reperti del vicino Parco Rudiae su cui, c'è da dire, permane l'assoluta inedificabilità. La prima sezione del Tar di Lecce del presidente Aldo Ravalli che condanna alle spese gli enti che si erano costituiti in giudizio contro il ricorso (Ministero per i Beni e le Attività culturali, Soprintendenza archeologica della Puglia e Direzione regionale Beni culturali e paesaggistici), ha motivato così l'annullamento dei divieti: «Il provvedimento di vincolo - si legge nella sentenza - mentre da un lato ha in sostanza accolto la richiesta di mantenere inalterata la prevista altezza dei fabbricati, dall'altro lato non ha adeguatamente (né sinteticamente) esternato le ragioni ostative all'accoglimento di alcuni dei rilievi (sull'asserito carattere non eccezionale dei ritrovamenti) e delle proposte (la realizzazione di una piazza archeologica) formulati e solo per implicito ritenuti non condivisibili». In sostanza gli enti avrebbero inspiegabilmente ignorato le proposte risolutorie e le eccezioni avanzate dall'impresa. Le reazioni La decisione del Tar scontenta soprattutto il professore Francesco D'Andria, direttore della Scuola di specializzazione in Archeologia classica e medievale all'Università di Lecce, autore dei primi rilievi su quel terreno e estimatore dei manufatti venuti alla luce durante i saggi di scavo. «Sono testimonianze messapiche importantissime che vanno tutelate a tutti i costi: non sarò io a decidere ma di sicuro chi di dovere ricorrerà in appello contro questa decisone che mi crea sconforto e mi fa convincere dell'esistenza di una maledizione su quel Parco che non deve più chiamarsi archeologico Rudiae ma lottizzazione Bianco». L'imprenditore, da parte sua, tira un sospiro di sollievo e parla di «complotto» di qualcuno «nelle stanze della politica che ha sguinzagliato le guardie della soprintendenza per frenare i miei investimenti che per quel progetto ammontano a 35 milioni di euro: ora dovranno pagare le spese ma più in là qualcuno mi dovrà pagherà anche il danno che sto subendo ». Nazareno Dinoi