E' (quasi) tutto pronto per l'apertura del 18 aprile Ha iniziato a collezionare monete romane a nove anni, poi è passato all'arte moderna e contemporanea; adesso la sua collezione dà vita alla prima Galleria nazionale di Puglia. Parliamo di Girolamo Devanna, che con la sorella Rosaria ha donato il suo patrimonio allo Stato. Condizione, la realizzazione di un museo nel luogo dove queste opere sono state raccolte. La città di Bitonto ha donato dal suo canto il palazzo Sylos-Calò, dove la Galleria ha preso forma. L'inaugurazione è fissata per il 18 aprile, sotto l'egida della direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici e della Soprintendenza ai beni artistici, destinataria finale della donazione. Come ha spiegato il sindaco Raffaele Valla, durante la conferenza stampa tenutasi ieri nel Torrione Angioino (aperto per la prima volta dopo il recente restauro e destinato in futuro a museo di arte contemporanea, ndr) «la galleria mira a diventare non un freddo contenitore, ma un luogo produttore di cultura, pronto ad accogliere conferenze e continue donazioni». Tutto è iniziato nel 2004, quando il progetto era ancora nella fase embrionale: Girolamo e Rosaria Devanna fanno pervenire allo Stato, tramite il ministro per i Beni e le Attività culturali dell'epoca (Giuliano Urbani), la loro raccolta di 229 dipinti e 108 disegni, databili dal 1300 a tutto il Novecento. Il palazzo Sylos è stato ceduto in comodato d'uso dal Comune di Bitonto allo Stato, che si è assunto gli oneri per il restauro e l'adeguamento funzionale. Un'opera realizzata anche grazie all'aiuto della Regione, che come ha dichiarato l'assessore ai Beni culturali Domenico Lomelo, «ha contribuito con oltre un milione e settecento mila euro». Se Girolamo è l'ideatore-raccoglitore delle opere la custode-conservatrice della collezione è da sempre sua sorella Rosaria che con grande pazienza e dedizione osserva, scruta e riguarda dipinti e disegni in casa, diventandone conoscitrice e garante. «Il museo dovrà proporsi come un ambiente di tipo domestico, e la galleria dovrà conservare il più possibile il carattere di una collezione d'arte privata », dichiara Fabrizio Vona. Entrando in Galleria saranno i colori delle stanze a guidarci lungo il percorso temporale, dall'unica opera del Trecento alle cinque corpose sezioni che vanno dal Cinquecento al Novecento. Il Cinquecento, distribuito in due sale dai pannelli dorati, è rappresentato da opere di artisti come il Veronese, El Greco e Giovan Filippo Criscuolo. Il corpus di opere si spinge anche verso centro-settentrione e Oltralpe, a cominciare dal ritratto di San Carlo Borromeo di Giovanni Antonio Figino al «San Giovanni Battista» del fiammingo Jan Soens. La collezione inoltre presenta qualche esempio di pittura veneta con un «Ritratto di gentiluomo», che rinvia allo stile della ritrattistica di ambito tizianesco, e l'«Ecce Homo» di Leonardo Corona. Tra le due sale, appena citate, troviamo la sala dell'Ottocento. «Un'interruzione - spiega Fabrizio Vona, soprintendente ai beni artistici, storici ed etnoantropologici della Puglia perché abbiamo voluto dare risalto alla decorazione della volta, in stile a cavallo tra l'800 e il '900». A far da padrone in questa sezione è il bozzetto «Scene di naufragio» del 1848 del caposcuola del romanticismo Eugène Delacroix. Non mancano opere di artisti meridionali come il «Ritratto d'uomo» assegnato a Giuseppe De Nittis. Si prosegue poi verso il secolo d'oro della pittura: il Seicento, rappresentato dal colore rosso. Il percorso si snoda intorno ai temi principali, ritratti, nature morte, paesaggi, scene sacre e mitologiche. Tra gli artisti sono presenti Orazio e Artemisia Gentileschi, una folta schiera di artisti attivi nel Regno di Napoli, fino ad arrivare a uno dei maggiori esponenti stranieri dell'arte classicista, Nicolas Poussin. Le sale del Settecento sono di colore verde azzurro e accolgono opere del napoletano Francesco De Mura, Francesco Mancini, Pompeo Batoni, Pietro Bianchi, Andrea Appiani. Infine il nero è il colore del Novecento, si segnalano il romano Giulio Aristide Sartorio, il barese Damaso Bianchi, uno dei fondatori della «scuola di paesaggio pugliese», il bitontino Francesco Speranza, ma anche due artisti di livello internazionale come l'americana Beatrice Wood e Joseph Stella.