Dalle emergenze preistoriche all'ingresso nella koinè mediterranea in un volume collettivo sulle testimonianze archeologiche locali Promosso dall'Ordine dei architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Lecce, il volume Salento. Architetture antiche e siti archeologici consegna uno spaccato del tacco d'Italia davvero inedito. L'iniziativa editoriale(Edizioni Del Grifo, Lecce 2008, pp.234) è curata da Alberto Pranzo, con la collaborazione di Mariangela Sammarco, e prende in esame le emergenze archeologiche del territorio salentino comprese all'interno di un arco cronologico che dalla preistoria si dilata fino all'età romana. Un'accurata mappatura di un patrimonio che conta dolmen, menhir, specchie, insediamenti fortificati, approdi e strutture sommerse, luoghi di culto e centri urbani romani, passati al vaglio di numerosi studiosi del Dipartimento di Beni culturali dell'Università di Lecce e di archeologi della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia. Molte le questioni analizzate. Si parte dal fenomeno del «megalitismo », oggetto di controverse datazioni, e dai primi nuclei insediativi protostorici, sviluppati entro cinte murarie e posizionati in altura in prossimità di sorgenti idriche o vicino alla costa. Particolare attenzione viene rivolta alle città messapiche organizzate intorno a molteplici funzioni urbane e caratterizzate da abitazioni e da strutture edilizie pubbliche semplici, in un paesaggio urbano in cui si alternano con regolarità pieni e vuoti e cominciano a definirsi i primi sistemi difensivi. Fortificazioni che hanno poi finito per influenzare, secoli più tardi, lo sviluppo delle città, come Acaya , per esempio, le cui mura riprendono, diciannove secoli dopo, gli antichi tracciati. Gli studi raccolti nel volume mettono inoltre in evidenza come la dominazione romana non muti sostanzialmente il tessuto urbano già definitosi nelle precedenti epoche messapica ed ellenica, se non per la presenza di un'autorità centralizzata cui fanno capo tutte le altre realtà territoriali. Le antiche città vengono dunque confermate nei loro assetti anche da Roma che provvede a dotarle di strutture pubbliche come teatri, anfiteatri, fori. A questo periodo si deve inoltre la crescita del Salento in un'orbita mediterranea con il potenziamento dei commerci e degli scali tra i quali senza dubbio Otranto che godrà di un indisturbato primato fino al periodo bizantino. Accanto a ventiquattro saggi che focalizzano, come si è visto, le varie tematiche emerse, il volume si compone di schede di facile approccio (corredate da uno stimolante apparato fotografico di Carlo Bevilacqua e di Giovanni Giangrande), che introducono, descrivono, contestualizzano ogni singolo reperto, ne documentano lo stato di conservazione e gli eventuali restauri eseguiti. Non manca anche una sorta di inventario dei siti archeologici e dei musei già visitabili, dello stato dell'arte degli scavi e delle iniziative in corso. Oltre a ciò non vengono tralasciati i progetti in fase di approvazione dei nuovi parchi archeologici, degli eco-musei e dei percorsi alternativi per la fruizione delle architetture sommerse.