Purtroppo, conclusa la «campagna di ascolto», la comunicazione tra il Palazzo e la cittadinanza è stata di nuovo drasticamente interrotta. Le critiche talvolta possono essere ingenerose o strumentali. Tuttavia il non discutere è senza altro un errore. Non voglio insistere sulla necessità giuridica, ma mi permetto di suggerire l'opportunità di comunicare nella sede del Consiglio comunale i nuovi orientamenti sugli scenari urbanistici prefigurati per il «Forum universale delle Culture». Com'è noto, l'assegnazione a Napoli dell'edizione del 2013 è stata una conquista dovuta soprattutto all'assessore Nicola Oddati, affiancato da una «consulta» di figure di spicco di diversa provenienza culturale e imprenditoriale, che ha elaborato a tal fine il programma approvato dall'Unesco. Tale «consulta» è stata successivamente delegata con decreto del sindaco a vigilare sulla programmazione e sulla realizzazione degli eventi collegati al tema prescelto della «Memoria del Futuro », nonché dei corollari incontri relativi alla cultura della pace e al dialogo tra le civiltà e le fedi diverse. Dopo la doppia firma degli accordi siglati rispettivamente a Palazzo San Giacomo il 16 febbraio con la Fondazione mondiale dei Forum, che ha sede a Barcellona, e il giorno successivo con il sindaco di Milano per un'auspicabile sinergia con l'Expo 2015 sarebbe stato legittimo attendersi una manifestazione «aperta» alla città. E ciò non foss'altro che per «comunicare » con i numerosi cittadini e comitati civici che già a partire dallo scorso anno hanno dato un contributo generoso e decisivo all'avvio delle iniziative connesse al «Forum». Invece è prevalso un arroccato silenzio. Eppure, sotto la superficie apparentemente immobile del mare, si agitano uomini in apnea e squali scaltri in attesa di riaffiorare alla luce del sole solo dopo aver addentato la «regia». Fuor di metafora, è molto probabile che tutti noi verremo informati sulle «decisioni» nel merito del Forum delle Culture solo quando i giochi saranno chiusi. Il che non è democratico.