Pane: "Solo proclami nati in salotto". Gravagnuolo: "Meglio di niente" Dal Piaz "Un progetto non può ignorare il problema abitativo" I dubbi di chi il centro storico lo studia per mestiere. Le incertezze di chi teme lennesima bolla di sapone. Le critiche di chi guarda con scetticismo allultima operazione urbanistica del Comune che punta a spendere 220 milioni di euro di fondi europei nel centro storico di Napoli. Allindomani delle anticipazioni sugli interventi programmati nellarea protetta dallUnesco, i pareri degli esperti vanno dal cauto ottimismo di Alessandro Dal Piaz alla decisa bocciatura di Giulio Pane, dallinvito al confronto lanciato da Benedetto Gravagnuolo alla chiamata alla concretezza di Daniela Lepore. Che commenta le notizie di ieri così: «Nulla di troppo nuovo salvo il fatto che ormai il termine strategico si spreca, benché di approcci e processi di quel tipo non si veda in giro neppure lombra». E scappa una risata a Giulio Pane. «Il piano del Comune? Mi sembrano più proclami che altro. Manca unorganica sistemazione degli interventi. Non cè nulla di ragionevole, tutto sembra dettato solo dalla necessità di spendere quei soldi entro un certo tempo. È grave, tra laltro, che ci si avvii semplicemente a raccogliere i progetti disponibili (perché quelli e non altri?) senza prima avere definito un piano che li tenga coerentemente insieme». «Sono perplesso - aggiunge - quando si immaginano i futuri straordinari elencati in questi proclami. Un esempio? "Un susseguirsi di gallerie darte nei Quartieri spagnoli": ma ci sono i frequentatori delle gallerie? Le gallerie hanno un mercato? Ancora: vogliamo immaginare una folla di artigiani che occupano i bassi? Ma qual è il sostegno economico che accompagna questidea? Ebbene, non cè. Questi proclami, dunque, sono solo brillanti idee nate in salotto, e messe in fila per costruire un finto progetto». «Non solo per il centro storico, ma per lintera città - incalza Dal Piaz - mi sembra importante che i progetti non restino isolati, ma che facciano sistema». Un piano per il centro storico, ad esempio, non può ignorare il problema abitativo. «Un problema fatto di abitazioni fatiscenti, di degrado nella qualità dellabitare, di assenza di una politica della casa». Col rischio che si pensi solo al turismo. «Le proposte del Comune mi sembrano positive perché gli interventi sono articolati per tipologie ed hanno una certa distribuzione territoriale. Cè ora da augurarsi che si guardi alla questione collettiva della riqualificazione urbana». «Meglio qualcosa che niente», è il commento che scappa a Gravagnuolo. Che invita lassessore Oddati a «trovare occasioni per confrontarsi: che fine ha fatto il dialogo?». E poi, «qual è lequilibrio tra le risorse disponibili e le scelte?». Alcune «sono in linea con le attese, come la sostituzione dei bassi con locali commerciali. Ma serve una regia capace di gestire lintera operazione, anche dal punto di vista economico».