La nuova pinacoteca di Bitonto sarà aperta al pubblico dal 18 aprile Aderisco volentieri allinvito di presentare la Galleria Nazionale della Puglia "Girolamo e Rosaria Devanna" di Bitonto. Lapertura della Galleria Nazionale giunge alla fine di un lungo percorso di lavoro che ha coinvolto tutto il personale della Soprintendenza che ho lorgoglio e la gioia di dirigere. Nellambito regionale, lapertura di una Galleria Nazionale, in un territorio che fin qui non ne aveva, acquista il senso della definizione di possibilità della costruzione di una più viva identità regionale che travalica però i confini locali per inserirsi in un contesto ampio in cui il senso si precisa e trova le sue ragioni nella peculiare consistenza del patrimonio della collezione. La galleria comprende una cospicua serie di opere: da Pietro Negroni al "Maestro dellAnnuncio ai pastori" da Vaccaro a Giaquinto e a Bardellino, da Solimena a Luca Giordano, si può dire che gli artisti napoletani, e meridionali in genere, siano ben rappresentati. E tuttavia il patrimonio della Galleria valica i confini dellantico Regno di Napoli con esempi finissimi dellarte bolognese, genovese, marchigiana, veneta, romana: da Lanfranco a Maratta, dal Baciccio a Beinaschi a Mario de Fiori si può dire che la raccolta costituisca, soprattutto per il Seicento e per il Settecento, una notevole antologia e un importante strumento di studio dellarte italiana. Ma non soltanto: la presenza di opere di artisti come Le Sueur, Poussin, François Verdier, van Swanewelt e, per giungere al Novecento, di Beatrice Wood e Joseph Stella conferisce alla raccolta un carattere internazionale che precisa e definisce il senso della costruzione della raccolta, i cui criteri rispondono precipuamente alla cultura, al gusto, alla propensione dei collezionisti. Questo elemento di variegata composizione della raccolta è il punto di forza del Museo che ora apre: la grande varietà stilistica e cronologica delle raccolte offre infatti infinite possibilità di ricerca, di studio e di confronto e, ancora, la possibilità di organizzare esposizioni temporanee che raccolgano, di volta in volta, accanto alle opere di proprietà del museo, piccoli nuclei omogenei provenienti da altri musei e dal territorio della regione, che delle nostre collezioni aiutino a precisare il senso. La presenza di un vasto patrimonio di bozzetti e disegni preparatori potrà consentire di indagare, nello specifico, i modi della progettazione, nel passaggio da questa alla realizzazione definitiva, da parte degli artisti; nel contempo avrà senso lo studio delle differenze tra i bozzetti presenti in Galleria e le versioni definitive delle grandi pale daltare: un esempio per tutti è quello del bozzetto per Il martirio di SantErasmo di Poussin; sebbene non tutti gli studiosi siano concordi in relazione alleffettiva paternità dellopera, tuttavia è da ritenere un punto di forza della collezione quello di poter sottoporre allattenzione della critica opere di incerta collocazione storica. E quanto detto finora vale anche per le molte opere inedite. Un museo dunque, che apre con una connotazione, almeno nei nostri desideri, di museo aperto: aperto al confronto con gli studiosi, aperto nel rivedere attribuzioni incongrue, aperto nel costante e vitale rapporto con il pubblico. E questultima, forse, la sfida più difficile: una Soprintendenza senza musei è condannata allautoreferenzialità, è condannata a non avere mai la cognizione del gradimento, da parte del pubblico, del proprio operato, se si eccettua il momento della riconsegna al territorio di unopera restaurata. La Galleria che ora apre, nel continuo confronto con il pubblico, ci costringerà a comprendere meglio le ragioni profonde della nostra attività, della nostra offerta culturale, e, non ultima, della nostra capacità organizzativa. La Galleria si avvarrà di un percorso espositivo che, nelle nostre intenzioni, sarà di assoluto servizio nei confronti del pubblico: aiuterà i visitatori a comprendere, li accompagnerà tra le difficoltà della comprensione di un mondo, il mondo della pittura, il cui codice è perduto per la gran parte di noi. Per sottolineare le differenze, nel percorso cronologico ogni secolo sarà caratterizzato da un colore di fondo diverso: il giallo oro per i fasti cinquecenteschi, il rosso sangue per sottolineare il senso fosco e crudele che è alla base di gran parte della pittura del Seicento, il verde-azzurro ad accompagnare la levità settecentesca, il grigio-azzurro per accompagnare i pittori dellOttocento, il nero, infine per sottolineare gli orrori, dalle guerre mondiali allOlocausto, che sono stati la cifra del Novecento appena concluso. Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia