In Spagna La realtà spagnola è caratterizzata dal confronto con diverse realtà autonome. Per orientarci nella complessa realtà dei finanziamenti privati e pubblici alla cultura ci siamo rivolti ad Alfonso Basallo, corrispondente della sezione culturale del gruppo Intereconomia De Informacion Multimedia. Come si articola il finanziamento pubblico alla cultura in Spagna? Si distingue fra finanziamento dello Stato e finanziamento delle amministrazioni autonome. Queste ultime sovvenzionano soprattutto quanti operano nel campo delle arti plastiche, della letteratura e della musica, oltre ai musei locali. Ogni comunità autonoma decide la propria politica culturale e i relativi finanziamenti. L'amministrazione centrale, da parte sua, sovvenziona anche iniziative culturali private, come quelle legate alla tutela del patrimonio artistico e storico ripartito in tutta la Spagna musei, chiese, cattedrali, piccoli centri dichiarati patrimonio nazionale, il Teatro Reale, l'Opera, la Direzione generale del libro, l'industria editoriale e altro oltre al settore audiovisivo. Quali risorse vengono riservate al cinema? Esiste una legge specifica del 2007 che prevede sovvenzioni al settore e configura un passaggio di fondi dal cinema alla televisione pubblica e viceversa. In quest'ambito la Spagna è fra i Paesi pi protezionisti d'Europa e prevede specifici aiuti alla produzione attraverso diverse forme di sostegno condizionate all'approvazione dei singoli progetti. Va anche detto che alcune delle opere prodotte non vengono poi distribuite. Esistono aiuti in base agli incassi; si favorisce il cinema, ma allo stesso tempo si finisce col sostenere proprio coloro che meno ne hanno bisogno. Il cinema è fra i settori culturali più sovvenzionati e più criticati da quanti temono che diventi uno strumento politico per controllare lo sviluppo della cultura. In ogni caso, non sempre i risultati sono quelli sperati: lo scorso anno non c'era nessun film spagnolo fra i dieci fflm che hanno incassato di pi nel Paese. Esiste un sostegno dei privati alla cultura? Sì, ci sono incentivi fiscali, ma i contributi sono poco consistenti. Ci sono fondazioni che sostengono soprattutto l'arte. Esistono anche importanti musei privati ma l'accesso è spesso troppo costoso per il grande pubblico. Il vantaggio dei musei pubblici è il loro ridotto prezzo d'ingresso. La sensazione è che l'intervento dei gruppi privati non sia rilevante come in altri Paesi europei. Cosa pensa della tesi secondo la quale non si può pi pensare che tutta la cultura sia finanziata con i fondi statali e che sia meglio puntare solo su scuola e televisione? È un tema complesso. Il grande pericolo di destinare denaro pubblico alla cultura è quello legato al dirigismo politico che può portare all'imposizione di criteri che rischiano di limitare la creatività e alla mancanza della neutralità che dovrebbe informare l'intervento statale. è vero perché se non si sostiene la cultura, una sua parte corre il pericolo di scomparire, come il teatro classico, l'opera, lo stesso cinema. Quali sono le possibili soluzioni? Forse l'ideale sarebbe una formula mista: destinare denaro pubblico ai professionisti del settore e fondi alla promozione della cultura nella scuola o in televisione. Il problema per si ripresenta: qual è il criterio per decidere quali artisti sostenere e quale tipo di cultura? Del resto, in tempi di crisi, qualcuno potrebbe anche considerare il finanziamento alla cultura come uno spreco. Ciononostante, la cultura, soprattutto attraverso l'educazione, è sempre redditizia perché si formano nuove generazioni alla sensibilità, alla ricchezza e alla vastità della conoscenza.