GENOVA «Ho un attimo di sconforto». Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, al termine di un turbolento incontro con la cittadinanza allarga le braccia: «Non vorrei dovermi ricredere su questa prassi di democrazia dice l'amministrazione partecipata è una delle mie profonde convinzioni politiche ma non si possono raccogliere solo dei no». Al suo fianco Mario Botta, firma dell'architettura internazionale, è un po' più che sconfortato: «Non credo più nell'utilità di questi dibattiti, non penso che tornerò, sono deluso. Qui non si è mai parlato di architettura ». L'assemblea pubblica, durata tre ore, verteva su un progetto firmato da Botta (90 appartamenti per 9 mila mq) nella zona di Boccadasse. «È stata come un'enorme assemblea di condominio dice Botta in cui tutti litigano, ognuno parla solo del suo problema particolare e nessuno si preoccupa del bene pubblico o di come si sviluppa una città. La colpa è anche degli architetti che non hanno dato risposte sociali e la gente non si fida più, ha paura di noi». Dunque, urbanistica partecipata, no grazie? «La critica è sempre un bene dice l'architetto Massimiliano Fuksas con la critica si migliora, ma io a quei dibattiti pubblici non ci vado più perché non sono produttivi. Non c'è confronto ma solo scontro pregiudiziale. La colpa non è della gente, è della politica che ha perso il suo ruolo. Tutta la mia storia dice che io credo nella partecipazione che, però, non è un sondaggio, non è la somma di tanti piccoli egoismi. Detesto i sondaggi». Ma l'urbanistica partecipata, dice Stefano Boeri, non è solo possibile, è necessaria: «Anche gli incontri più duri servono all'architetto per migliorare. Distinguo però due fasi: la prima, in cui la cittadinanza dice la sua, e la seconda in cui, senza voler tappare la bocca a nessuno, si deve decidere e non tornare più indietro. E non può essere la cittadinanza a valutare un progetto architettonico, soprattutto non solo quella che vive a poche decine di metri ». Boccadasse è un piccolo borgo marinaro incastonato nella zona «bene» di Genova, alle sue spalle, fin dal 1930, esisteva un deposito dei bus dismesso e venduto alla Lega delle Cooperative: è l'area interessata dal progetto Botta. Gli abitanti lo contestano. Un comitato ha raccolto 2000 firme, il parroco ha parlato della «difesa del borgo » nell'omelia. Nell'assemblea sono volate parole grosse. «Vergognatevi» hanno gridato i residenti, «Noi non la vogliamo quella cosa lì con i gasometri ». I «gasometri» per gli abitanti sono due torri circolari alte sei piani. «Preferite la rimessa dei bus?» ha detto Botta. «Sì» gli hanno urlato. Architetti, medici, impiegati, ingegneri, casalinghe, Boccadasse e le strade intorno formano un quartiere «ben abitato». Qui Camilleri fa vivere la fidanzata del commissario Montalbano, Livia. «Non siamo un quartiere degradato dice Daniela Donati, il cui padre è stato progettista del primo palazzo moderno della zona . Non abbiamo bisogno di essere riqualificati né di verde pubblico. Questo progetto ci invade, costruisce un quartiere dentro un quartiere, è un corpo estraneo». Il punto dolente sono le torri che tolgono la vista mare o gettano ombra su alcuni palazzi. «È dura ammette il sindaco ma bisogna andare avanti per una questione di metodo e di trasparenza ».