In due articoli su Repubblica, l'ultimo dei quali pubblicato ieri, lo scrittore Alessandro Baricco ha proposto di sospendere gli aiuti pubblici al teatro, alla musica classica e alla lirica, ai premi e ai festivai letterari. La sua opinione è che questi settori della vita culturale, non avendo significativi ritorni per la collettività, aridrebbero lasciati al libero gioco del mercato, come avviene per «i libri, la musica leggera e i prodotti audiovisivi» (parole di Baricco). I soldi così risparmiati dallo Stato dovrebbero andare alla scuola e alla televisione, unici canali in grado di raggiungere la maggioranza degli italiani. Il discorso non mi convince per molti motivi. Baricco compara cose troppo diverse e dimentica l'esperienza. L'idea, ad esempio, che una trasmissione televisiva sui libri possa conquistare il pubblico del Grande Fratello è stata smentita nei fatti in innumerevoli occasioni. Ma di questo è stato già scritto da altri. Quello che invece non mi pare sia stato ancora rilevato in questa occasione è che esiste un ricavato economico nascosto delle attività culturali, che si pu far emergere elaborando specifici paramétri e che pu essere un criterio importante per valutare l'utilità di quell'attività per la collettività. E vorrei portare l'esperienza del settore che conosco, quello dei festival letterari. Manifestazioni che negli ultimi quindici anni hanno registrato in Italia un clamoroso successo, con centinaia di migliaia di persone di ogni età e condizione sociale che viaggiano da una parte all'altra dell'Italia per condividere un sapere che non trovano in televisione. Qualche settimana fa, alcuni ricercatori dell'Università di Trento hanno reso noti i risultati di un'indagine sul Festival dell'Economia che Laterza organizza in quella città assieme al Sole 24 Ore. Ne è risultato che il Festival produce una notevolissima ricaduta economica sul territorio: l'entità delle spese fatte dai visitatori in alberghi, ristoranti, bar e altri esercizi commerciali pi che raddoppia quanto investono nella manifestazione gli enti pro- motori, Provincia e Comune. Se consideriamo che la manifestazione è resa possibile anche dalla partnership del gruppo Intesa Sanpaolo e dall'impegno di Vodafone e Lottomatica, risulta evidente anche l'apporto dei privati sia all'economia locale sia alla formazione dell'opinione pubblica nazionale. Non è la prima volta che indagini di questo tipo vengono effettuate sui festival nazionali, con risultati altrettanto rilevanti. Un dato del genere, sommato alle presenze del pubblico e agli spazi sui media, costituisce un parametro oggettivo e quantificabile, con cui valutare il ritorno per la collettività di una manifestazione culturale, che aggiunge a elementi immateriali come il pluralismo delle idee, il senso della comunità, l'identità e la promozione del territorio. Se Baricco conoscesse questi dati, gli sarebbe difficile continuare a parlare di sovvenzioni : il contributo pubblico, in questo caso, è un investimento a breve e a lungo termine, che oltre a formare - per usare le sue parole - «un'opinione pubblica consapevole, colta, moderna», produce anche un ritorno economico significativo per il territorio. Non so se un'indagine quantitativa come quella fatta a Trento sia applicabile al teatro o alla musica, ma credo che sarebbe importante individuare per ciascuna attività culturale parametri significativi. In questa maniera si uscirebbe da una contrapposizione un po' astratta tra detrattori e sostenitori dell'intervento pubblico. Per dare al teatro (come alla lirica o alla danza) un sostegno efficace, serve una discussione seria sul quanto e soprattutto sul come, con quali criteri e quali controlli. E non è affatto detto che la prova del mercato sia incompatibile con un ragionevole aiuto pubblico, ad esempio nella fase iniziale di un'attività. E una questione che da tempo è oggetto di studi e specifiche competenze, e che è necessario affrontare anche in pubblico, meglio se in maniera articolata, fuori da lamentazioni corporative e da provocazioni estemporanee. Editore