Il dossier è di quelli delicati. Anche perché, come ha ripetuto anche in questi giorni il Cavaliere ai suoi, «quando c'è un solo posto in ballo per uno che ne accontenti, ne restano delusi almeno dieci». Il posto in ballo riguarda il ministero della Cultura, che Sandro Bondi si appresterebbe a lasciare per occuparsi a tempo pieno del Pd!. Scoperta una casella, si è scatenato il toto-rimpastino. Compresa l'ipotesi - circolata ieri a palazzo Chigi - di un accorpamento della Cultura col Turismo da affidare a Michela Brambilla, con tanto di compensazione per i minori attraverso un ministero senza portafoglio. Un assetto, questo, che per non ha convinto il Cavaliere. Che ha troVato la quadratura del cerchio, dopo un'altra giornata di incontri. Innanzitutto con Maurizio Gasparri, per rassicurare quelli di An: «Deve essere chiaro che non saremo una correntuccia di serie B di Forza Italia» aveva detto Ronchi alla Stampa. E Berlusconi ha dato ampie garanzie di un dibattito che darà visibilità ad An. Non solo. Chiuso l'accordo sulla vicepresidenza del Ppe per Gianfranco Fini, il Cavaliere ha assicurato che, quando avverrà, sarà presentata in grande stile. Tranquillizzato il socio pi importante, il premier ha fatto il punto con Denis Verdini. Il colloquio che ha chiuso il cerchio, dopo che due giorni fa aveva incontrato Bondi e Bonaiuti. L'ipotesi di un triumvirato alla guida del Pdl con Bondi-Verdini La Russa sullo stesso piano, al Cavaliere non è mai piaciuta: «Non garantisce efficienza, è un disastro comunicativo» spiegano fonti vicine al dossier. Quindi via libera al rimpastino: l'organigramma messo nero su bianco prevede un coordinatore unico, il fedelissimo Sandro Bondi che - ormai è certo - lascerà il ministero della Cultura. Lui, ancora ieri, ha dichiarato: «Se il partito decidesse di chiamarmi è mia intenzione lasciare il ministero perché sarebbe impossibile gestire due ruoli così importanti». Il via libera del Capo già c'è. Bondi tornerà a occuparsi a tempo pieno del partito. Con due vice. Uno è il reggente di An Ignazio La Russa, che per manterrà il dicastero della Difesa. L'altro sarà scelto tra i partiti minori, che in questi giorni ribollono. Le dimissioni di Bondi aprono le porte del ministero della Cultura a Paolo Bonaiuti. E Verdini? Proprio lui che - ai tempi della formazione del governo - aveva sbarrato la strada dì Bonaiuti alla Cultura andrà a ricoprire il suo incarico. In parte: infatti sarà - spiegano fonti vicine al dossier - sottosegretario alla presidenza ma non «portavoce». E l'unica casella che rimane scoperta. I nomi che circolano a palazzo Grazioli non convincono il Cavaliere: né quello di Daniele Capezzone, che - non è un dettaglio - non piace a Letta per i suoi trascorsi radicali; né quello dell'ex giornalista del Tgl Francesco Pionati, impegnato con la sua Alleanza di centro a reclutare amministratori locali in Campania. Ma la comunicazione, si sa, per il Cavaliere non è un problema.