BELLUNO È scontro tra Regione e Provincia di Belluno sulla candidatura delle Dolomiti a patrimonio universale dell'umanità. «Un'iniziativa da gettare in mare, magari quello della Polinesia », ha sentenziato ieri il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, a tre giorni dal convegno di Cortina, in cui la candidatura all'Unesco è stata presentata. «Il fatto clamoroso - ha continuato Galan - è che all'evento non fosse presente né invitata la Regione del Veneto, esclusa anche dalla Fondazione a cui sarà affidato lo sviluppo del piano di gestione e la gestione reale del bene». E spiega, il governatore: «La procedura è stata avviata dalle due Province autonome di Trento e Bolzano, dalla Provincia di Udine e di Pordenone e dalla Provincia di Belluno (Galan la cita per ultima, nonostante abbia coordinato il lavoro, ndr) all'interno del cui ambito ricade la parte più significativa del patrimonio, senza alcun coinvolgimento della Regione». Poi la stoccata finale, sale sulle ferite aperte di un rapporto sempre più difficile tra Regione e Provincia, dall'autonomia nello statuto al demanio idrico: «È opportuno ricordare che la Provincia di Belluno non è ancora Prov incia autonoma, né lo sarà mai e che la materia parchi e ambiente naturale non è ancora materia delegata. La Regione stima ed apprezza i valori identitari che la proposta vuole rappresentare, ma sottolinea che questo è un pessimo inizio, ove si abbia effettivamente a cuore, l'esito della candidatura e la gestione ottimale del bene». Insomma, per Galan le Province hanno fatto i conti senza l'oste. Sergio Reolon non replica nell'immediato e rimanda la replica ad oggi. Anche se da Palazzo Piloni fanno sapere che le dichiarazioni di Galan sono false perché «la Regione è stata coinvolta sin dall'inizio, ha partecipato alle prime riunioni ma poi, nonostante le richieste formali avanzate dal presidente della Provincia Sergio Reolon non ha mai deciso di deliberare ufficialmente la propria adesione, al contrario delle altre cinque Province e delle Regioni autonome ». Come dire: è stato invitato ma se ne è andato. In più, quasi a mettere la mani avanti dai pericoli di una Regione che si mette di traverso, ricorda che la candidatura è formalmente presentata dal governo, «che ha condiviso ogni passaggio, come dimostra la lettera del ministro Prestigiacomo». Ma intanto a Belluno si rialzano le barricate. A sostegno di Galan si schiera il presidente di Confindustria Belluno. «Ha ragione Galan, è un pessimo inizio afferma Vascellari - ; da un punto di vista istituzionale le Province autonome di Trento e Bolzano contano come Regioni; insomma, da una parte ci si muove al massimo livello, mentre noi giochiamo con le riserve. Le Province ordinarie, sono enti intermedi sulla cui necessità si discute a diversi livelli». Sulla stessa linea, anche se meno categorici, il sindaco di Belluno e quello di Cortina. «Mi pare che Galan afferma Antonio Prade seppure in termini troppo crudi e con qualche esagerazione, abbia sollevato il vero problema politico: l'esclusione della Regione da un evento così rilevante». Per Andrea Franceschi «sarebbe stato più corretto invitare la Regione, ma non so se se il Friuli lo sia stato ». Domanda di non poco rilievo; al quesito prova a rispondere Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness: «Forse a Galan dà fastidio che le Province abbiano trovato un accordo che è un punto di partenza per leggere le Dolomiti in maniera diversa, alla luce di un comune tessuto culturale. O forse Galan è infastidito dalla circostanza che delle Province ordinarie abbiano trattato alla pari con enti a statuto speciale, a dimostrazione del fatto che, al di là dell'aspetto istituzionale, chi sa fare politica l'autonomia la realizza coi fatti. In tutti e due i casi, è una bastonata per chi sa dare soltanto schiaffi».