Cinquemila operai producevano centomila copricapi al giorno Giù il cappello. Questo pomeriggio, la provincia di Monza e Brianza apre la sua casa. Per la prima volta. Loccasione è linaugurazione di Storie di uomini col cappello, una mostra che ripercorre cento anni di storia dei copricapi militari a partire dalla metà dellOttocento. Ospitata nellex-tessitura Pastori e Casanova, per oltre cinquanta anni sede di una storica fabbrica di Monza, offre uno sguardo al futuro pescando nel passato della città di Teodolinda. Al tempo in cui erano le sirene delle fabbriche a scandire la vita degli uomini, «Monza metteva il cappello al mondo con le decine di fabbriche del settore ï spiega il curatore della mostra, Paolo Paleari ï. Nei momenti di crisi fu proprio la presenza di questa industria a risollevare le sorti della città. Un aspetto su cui riflettere anche oggi». Realizzato nel 1926 e poi ristrutturato sul finire dello scorso secolo, il complesso Pastori e Casanova di via Grossi, a pochi passi dal centro storico e dalla Villa Reale la cui facciata richiama nello stile neoclassico, è una testimonianza di archeologia industriale, celebre un tempo per la produzione di tessuti Jacquard per larredo. Allingresso dellantica manifattura il pubblico si ritrova immerso in una sala foderata in legno, che attraverso un lungo corridoio conduce alla cosiddetta sala ottagonale. La giunta della nuova provincia si riunirà qui, dove è stata allestita la mostra. Circondati da soffitti artistici a vetro e stucco decorato, rivestimenti con boiserie liberty, porte in radica e pavimenti serpentinati originali si potrà ammirare una simbolica rassegna sul cappello, con una declinazione che privilegia i copricapo militari di età umbertina e di epoca immediatamente successiva. Fu in questo periodo che le manifatture monzesi segnarono il periodo doro. In quegli anni, si producevano 100 mila cappelli finiti al giorno e oltre a 160 mila feltri da rifinire, grazie alla manodopera di 5.000 operai. Esposti oltre un centinaio di esemplari tra elmi da corazziere e berretti da brigadiere, a spiccare sono pezzi unici come i cappelli di Umberto I e II. Il visitatore è accompagnato alluscita attraverso un percorso hi-tech, con cinque maxi-schermi piatti su cui scorrono le diverse fasi della lavorazione. «E la casa del futuro che nasce dal passato», commenta Bruno Casati, assessore provinciale al Lavoro che oggi alle 18 taglierà il nastro inaugurale con Gigi Ponti, assessore allAttuazione della Provincia brianzola.