Due frati per la Chiesa Rossa restaurata Tra preghiera e silenzi, un monastero in città Gli abitanti in ventanni hanno ottenuto il recupero del complesso medievale, con un parco e una biblioteca I fedeli troveranno affreschi riscoperti I cappuccini: "Aiuto per capire insieme il senso della vita" Nellantica canonica, da due settimane, abitano padre Silvio Ronca, docente alla facoltà Teologica, e padre Ferruccio Consonni. A loro il compito di rendere accogliente e spirituale lo spazio dellabbazia che affaccia su via Chiesa Rossa allangolo con via San Domenico Savio, dove nel 1455 si fermò il corteo nuziale di Tristano Sforza e di Beatrice dEste, che da Pavia era in viaggio verso Milano. Quella della chiesa che una volta si chiamava Santa Maria ad Fontilucum - perché questa era zona agricola, piena di campi e di acqua per irrigarli - è una storia che lega un aspetto mistico a una vicenda di quartiere che ha il sapore, per una volta, di una battaglia vinta. È la storia di un gruppo di abitanti che nei primi anni ï80 decise che era ingiusto veder morire di degrado un complesso architettonico e un sito archeologico così importante, un gioiello immerso in un parco di tre ettari e mezzo, anchesso abbandonato come fosse una discarica. «Siamo stati noi a pensare al progetto di un monastero per la città e a proporlo al Comune - spiega larchitetto Franco Grossi, che da ventanni si batte per la rinascita della chiesa Rossa - abbiamo fondato un comitato e abbiamo subito messo in chiaro che non volevamo che fosse restaurato come un monumento, ma che diventasse un luogo vivo, aperto nella quotidianità». Unidea vincente, della quale si innamorò lex presidente del consiglio comunale Giovanni Marra, oggi scomparso, tanto che Palazzo Marino alla fine ha investito circa quattro milioni di euro per rimettere in funzione buona parte del complesso. Oggi il parco ospita una biblioteca, giochi per bambini e appunto la chiesa, la cui ristrutturazione è finita due anni fa. Nella chiesa sono stati trovati reperti di una Domus di epoca romana e resti di affreschi che sembrerebbero di scuola giottesca. Qui si sono insediati i frati. «Noi oggi siamo qui risolvendo problemi molto concreti come linstallazione del campanello e del telefono - spiega padre Silvio - ma molto presto potremo dedicarci a quello che è il compito di chi abita in un convento, cioè affrontare lurgenza delle urgenze, aiutare le persone a rispondere al quesito "Per che cosa vivo e come vivo". Una domanda che da sola permette di trovare la risposta ad altri bisogni, compreso quella materiale». Padre Silvio e padre Ferruccio hanno conquistato gli abitanti del quartiere. Dice Enrica Garlati, docente universitaria di Storia dellarte, anche lei del Comitato: «Sono due persone speciali, penso potranno aiutare molto il quartiere. Ma se a loro affidiamo la cura dello spirito, noi vorremmo poter proporre attività culturali. Ci piacerebbe organizzarle in concomitanza con le funzioni del convento, negli altri spazi del complesso». Padre Silvio, da parte sua, ci tiene a spiegare che «a Santa Maria Rossa non ci saranno attività caritatevoli in senso stretto, quelle tipiche del nostro ordine francescano, perché diversa è la nostra missione. Noi siamo qui per offrire un luogo di condivisione e di meditazione». In Curia applaudono alla riuscita di un progetto curato negli anni dal vicario episcopale, monsignor Erminio De Scalzi. Che commenta: «Il senso di un monastero in città è quello di portare un segno profetico, una presenza che ha una finalità diversa dalla parrocchia tradizionale con le sue attività pastorali: battesimi, comunioni, benedizioni, matrimoni, funerali. Il convento è uno spazio libero di preghiera, riflessione e ascolto». Una scelta «che tranquillizza, portando un messaggio positivo, una periferia che ha anche aspetti problematici», conviene Claudio Muzzana, consigliere democratico di zona cinque. Ma la storia non è ancora finita. Perché accanto alla chiesa che rinasce come convento, cè ancora un rudere da ristrutturare, ceduto, come la chiesa, dal Comune alla Curia - dopo una estenuante trattativa - in comodato duso per i prossimi 50 anni. La Diocesi in futuro investirà un milione e mezzo di euro per trasformare il rudere in spazio pubblico. Così che accanto al luogo per pregare ci sia anche una sala dedicata alla vita laica del quartiere.