Se entrate in Galleria non dimenticate l'ombrello. Può piovere. Anzi piove. In questi giorni bagnati del solito marzo indeciso, è caduta acqua nel braccio del monumento umbertino che va verso via Santa Brigida, proprio laddove sono stati tolti i ponteggi usati per il restauro. Da tempo la Galleria, il salotto un po' bistrattato della «Belle époque» è in manutenzione. Tubi Innocenti che non frenavano le macchinette digitali dei turisti. Una foto con queste ingombranti strutture è sempre meglio che niente. Ora però, durante i lavori, è cominciato a venir giù acqua dalle vetrate che in parte fanno dal tetto al monumento. Un problema di aderenza delle lastre, ma la pioggia penetratta è stata davvero tanta. Grandi pozzanghere si sono formate davanti alle vetrine dei negozi. Gli operai di una delle ditte impegnata nel cantiere spiegano che non sono ancora terminati i lavori per sigillare con il silicone le congiunture. E che se tutto va bene il restauro dovrebbe finire (come annunciato dal Comune e sempre che non piova) ad aprile. La Galleria con la goccia non è che l'ultimo episodio di una città che fa acqua proprio laddove dovrebbe mostrare solidità da vendere: l'arte, i beni culturali, la sua storia. Poco più di un mese fa a dover ricorrere alle bagnarole e ai secchi per parare la pioggia che scendeva dal soffitto è stato don Saverio Cento, parroco della basilica di San Francesco di Paola, il piccolo pantheon che fa da sfondo a piazza del Plebiscito ed è diventato da tempo la cartolina più spedita di Napoli. Erano i giorni della pioggia torrenziale che non risparmiava nulla. I secchi furono messi nel presbiterio, al centro della chiesa, sotto la spettacolare cupola, nella sacrestia papale e in due cappelle, quella delle Anime del Purgatorio e quella dedicata al santo calabrese, nella quale da tempo i vetri erano rotti. A metà dicembre a mostrare i segni dell'incuria era stata San Lorenzo Maggiore, il capolavoro medievale dei Decumani. Per neutralizzare la pioggia che invadeva la navata della chiesa dove Boccaccio conobbe Fiammetta furono usate addirittura delle piscinette di plastica, di quelle che si piazzano sui terrazzi e nei giardini per far fare il bagno ai bambini. E prima ancora era toccato nientedimeno che al Gesù Nuovo. In mezzo c'era stata la caduta di pezzi di intonaco fradicio da un muro del complesso dei Girolamini che dà su via Duomo. Rimase ferita, per fortuna lievemente, una donna che camminava sul marciapiede. Dalla Soprintendenza ai Monumenti, che pure si attiva nei tempi dovuti, arriva sempre la consueta risposta: pochi soldi, troppi monumenti. E va aggiunto: per troppo tempi lasciati a sé stessi. C'è anche un problema delle imprese che fanno i restauri. Lo spiega l'architetto Nicola Pagliara: «Per aggiudicarsi un lavoro propongono ribassi enormi e poi non sono in grado di utilizzare materiale adeguato. E le verifiche che pure vengono fatte non bastano, poiché spesso sono imprese improvvisate». Ma, nonostante tutto, per Pagliara non è il caso di fasciarsi troppo la testa: «Napoli ha un patrimonio artistico in condizioni migliori di qualche decennio fa. Prima della stagione dei "Monumenti Porte Aperte" lo stato delle chiese era spaventoso. Molte erano chiuse, sbarrate, impraticabili, rifugio per topi e uccelli. E la pioggia, incontrollata, faceva molti più danni».
CAMPANIA - Se entrate in Galleria non dimenticate l'ombrello. Può piovere.
La Galleria Umberto I di Napoli è stata colpita dalla pioggia, che ha causato acqua a entrare nelle vetrate del monumento. I lavori di restauro sono in corso, ma non sono ancora terminati. La Galleria è solo l'ultimo episodio di una città che fa acqua in luoghi dove dovrebbe mostrare solidità. A metà dicembre, altre chiese di Napoli, come San Lorenzo Maggiore e il Gesù Nuovo, hanno subito danni a causa della pioggia. Le chiese sono state colpite da problemi di aderenza delle lastre delle vetrate e da problemi di manutenzione. La Soprintendenza ai Monumenti ha risposto con una consueta risposta: pochi soldi, troppi monumenti.
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