Paolo Cocchi motivava la sua proposta in nome delle trasformazioni urbanistiche di quell'area tirando in ballo la tramvia, gli alberghi, i centri commerciali, il nuovo auditorium, la congestione dei musei nel centro storico, il dirottamento dei flussi turistici. Un restyling urbanistico con al centro la perla rinascimentale. Non mancarono critiche e perplessità (comprese le nostre). Il problema maggiore era la manifesta confusione di ruoli e funzioni tra Regione e Sovrintendenze, tra studiosi e politici. Il David sembrava un po' un cavallo di Troia per sconvolgere il mondo della conservazione e della tutela del patrimonio culturale. Ne nacque una polemica tra proprietari Stato, Regione, Comune che ancora va avanti. Alla base della possibile confusione di ruoli è sempre la volontà di cambiare natura e ruolo della nostra eredità d'arte facendone uno strumento di rendita. Come se capolavori grandi e piccolo potessero solo rispondere a due logiche contrapposte: essere una fonte di spesa o al contrario essere fonte di guadagno. E così dovremmo essere pronti per affittare le opere dei musei a ricchi petrolieri e magnati; magari anche a spostare divinità di bronzo in occasione di fantastiche riunioni politiche; oppure a spedire i Dioscuri a rappresentare gli atleti alle Olimpiadi. Pur di fare cassa, soprattutto in momenti di crisi. Che ci sia il problema di come sostenere finanziariamente la gestione e la manutenzione dei musei, dei luoghi d'arte e di tutti gli spazi culturali è fuor di dubbio. Ma l'errore sta nel pensare di creare risorse mettendo sullo stesso piano l'oggettistica nei bookshop e i depositi delle gallerie, riducendo l'esperienza artistica a una questione di management. Il Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, uomo solitamente cauto e riflessivo, è andato in missione nel Golfo Persico e ora immagina di affittare a quei ricchi Emirati opere conservate agli Uffizi. Non è un'idea nuova, visto che il Louvre ha già impostato un trasferimento miliardario di capolavori da Parigi ai musei di Abu Dhabi. La sorpresa, semmai, sta nel fatto che Martini abbia avanzato la sua proposta proprio mentre al Ministero dei Beni Culturali Salvatore Settis si dimetteva a causa dell'ingresso in campo del super manager Resca. In Francia già da tempo si è acceso un dibattito durissimo e sono stati pubblicati diversi libri sull'argomento, ad esempio quello di Jean Clair. A differenza dell'Italia, là negli ultimi decenni si è lavorato sulle strutture, sui servizi, e soprattutto si è dato grande sostegno alla ricerca universitaria e alla critica d'arte. Noi non risolveremo i nostri problemi strutturali e culturali inseguendo miraggi. Non credo che questa sia la via per riformare e modernizzare la sinistra. E per educare esteticamente i cittadini del futuro. Però siamo solo all'inizio e merita ampliare il dibattito. questo sì, si può fare.
FIRENZE - Giotto crea, la città conservi (senza miraggi)
Il Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha proposto di affittare opere d'arte ai ricchi Emirati del Golfo Persico. Questa proposta ha suscitato critiche e perplessità, soprattutto tra gli studiosi e i conservatori del patrimonio culturale. Il problema è la confusione di ruoli e funzioni tra Regione e Sovrintendenze, e la volontà di cambiare la natura e il ruolo dell'eredità d'arte per renderla fonte di rendita. Alcuni sostengono che le opere d'arte dovrebbero essere affittate ai ricchi per sostenere finanziariamente la gestione e la manutenzione dei musei, ma altri ritengono che questo riduca l'esperienza artistica a una questione di management.
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