MONTERCHI - La querelle sulla Madonna del Parto è finita, anzi no. Se lunedì prossimo, infatti, Massimo Boncompagni, sindaco Udc di Monterchi, andrà in Consiglio comunale per l'approvazione della transazione che è stata concordata con la Curia Vescovile della Diocesi di Arezzo, dovrà fare i conti con la diffida che il Comitato «La Madonna dei Monterchiesi» presenterà questo venerdì contro la giunta, i consiglieri di maggioranza, il segretario comunale, il responsabile del procedimento e, ovviamente, il primo cittadino. Questioni di forma e di sostanza in mezzo alla quali ci stanno più di quindici anni di lotte legali tra l'amministrazione comunale di Monterchi e la Curia Vescovile sulla proprietà dell'opera di Piero della Francesca, una lotta che fino ad oggi è costata al comune, solo di acconti, qualcosa come 20-30.000 euro. La Madonna del Parto, una tra le dieci opere più belle al mondo, non ha mai avuto vita facile. Secondo la tradizione vasariana il dipinto risalirebbe al 1459, quando Piero della Francesca si trovava a Sansepolcro per la morte della madre, ma molteplici e discordanti sono le tesi sulla datazione. L'affresco, concluso in una settimana, fu realizzato nella cappella di Santa Maria di Momentana, già Santa Maria in Silvis, località di campagna alle pendici di Monterchi. Lì è rimasto sino al 1785, quando fu costruito un cimitero al posto della chiesa, secondo alcune testimonianze parzialmente danneggiata da un terremoto. La cappella fu poi ricostruita ex novo lì accanto. «Ma nel frattempo - afferma Lina Guadagni, portavoce del Comitato - il Vescovo Costaguti, con una lettera, aveva lasciato ai monterchiesi tutto ciò che si trovava dentro la vecchia chiesa, Madonna del Parto compresa». L'opera di Piero della Francesca si è salvata dal tremendo terremoto del 1917, che rase al suolo Monterchi, perché era in restauro. Grazie ai monterchiesi è stata preservata anche durante l'occupazione tedesca per restare nella cappella adiacente al cimitero, non esistendo più da secoli quella natale, sino al momento del restauro del 1992 e al suo spostamento, un anno dopo, nell'ex scuola trasformatasi nel Museo Civico, dov'è tutt'ora. Contemporaneamente è iniziato il tira e molla giudiziario tra l'amministrazione comunale e la Curia Vescovile sulla proprietà del dipinto. Un tira e molla che secondo il sindaco Boncompagni avrebbe trovato una degna e giusta conclusione: «La transazione che andremo a stipulare con la Curia Vescovile è un accordo che da una parte mette fine alla contesa giudiziaria e dall'altra pone le basi per una maggiore valorizzazione della Madonna del Parto ». Tre i punti fondamentali: l'affresco sarà spostato in un edificio di proprietà del comune, che grazie a una permuta è entrato in possesso dell'ex Monastero delle Benedettine, abbandonato e oggi inagibile; in questo modo l'opera sarà ricollocata, se il ministero darà il benestare, nel centro storico del paese come previsto anche dai vincoli della Soprintendenza; la Curia, infine, potrà svolgere tre funzioni religiose l'anno all'interno di quello che sarà un oratorio, parte dell'edificio che molto probabilmente diventerà una foresteria grazie a investimenti di privati. Il Comitato, che si era fatto trampolino per due proposte di iniziativa popolare, entrambe rigettate dalla giunta e finite al TAR, non ci sta e denuncia la malizia dell'accordo: «Un oratorio è un luogo di culto - replica Lina Guadagni - mettere lì l'affresco significa riconsegnarne la proprietà alla Curia e anche il termine foresteria mi pare inappropriato, sarebbe meglio parlare di albergo. Insomma, nella forma la transazione sembra rispettare anche le nostre richieste, ma nella sostanza le ignora. La Madonna del Parto da sempre è meta di un pellegrinaggio privato delle gestanti, quindi l'affresco deve restare in un luogo aperto al culto ma non in un luogo di culto. I monterchiesi hanno difeso personalmente con i forconi quest'opera della cui esistenza alcuni si sono accorti solo quando è diventata famosa». «Altri - replica il sindaco Boncompagni - vogliono minimizzare il culto della Madonna del Parto - E poi nel Comitato ci sono i quattro consiglieri di opposizione, uno dei quali ex sindaco, e il suo predecessore. Sì, è diventata anche una contrapposizione politica». «Il comportamento dell'amministrazione comunale è esecrabile - ha stigmatizzato Franco Landini, ex sindaco, oggi fuori dal consiglio e membro del Comitato - perché con quell'accordo tratta la Madonna del Parto come un lampione, senza consultare la cittadinanza. Tutto questo a pochi mesi dalla scadenza del mandato elettorale». Circa ottocento le firme raccolte dal Comitato, «più dei voti dell'attuale sindaco», afferma Lina Guadagni, firme trasversali per una querelle toscana che sa tanto di don Camillo e Peppone, con Antonio Paolucci che su Il Tirreno l'ha definita: «Una storia di mero campanilismo».