PADOVA. Il Prato della Valle è un'avventura urbana che ha attraversato due millenni di storia. Sono quarant'anni che si parla di ristrutturare di risistemare, di dare un'anima nuova alla piazza più grande d'Europa e nella maggior parte dei casi si fa dell'accademia. Oggi il progetto dell'architetto Crotti sarà discusso in commissione urbanistica. Quello che si propone non è un rammendo invisibile, è un progetto imponente e incisivo che merita di essere discusso con attenzione. Si tratta di due grandi interventi urbanistici: uno dietro la quinta dell'ex Foro Boario, l'altro al Tre Pini. Dice l'architetto Adriano Verdi, che, in città, ha firmato i rilievi della Sala della Ragione e del Pedrocchi: «Questo progetto è apprezzabile per molti versi. Trovo interessante la realizzazione del parcheggio sotterraneo, 600 posti, che farà finalmente pulizia delle auto purché poi non si continui a parcheggiare in superficie. Anche la galleria con i negozi e l'uso del vetro, e la nuova piazza su cui mettere in scena spettacoli fanno parte di un'idea complessiva stimolante. Vedo con favore anche lo stombinamento, per quanto simbolico, del canale in via 58esima fanteria, già via Venturina, il segno dell'acqua affiancato da una pista ciclabile. Mi sembra invece un eccesso di futuro l'arrampicata dei velocipedi sul bastione cinquecentesco a scavalco di via Marghera. Certo, io per il Prato avrei pensato qualcosa di diverso, magari lasciando un pò le briglie sul collo a quella fantasia che fa parte del bagaglio dell'architetto. Immagino un Prato tutto verde fino al limite dei palazzi che lo circondano percorso da sentieri, come si vede in alcune antiche piante. Mi era piaciuta molto l'idea di Crotti, poi stralciata, di rievocare la terza ellisse, quella fila di statue a metà del Prato, come risulta dal progetto di Andrea Memmo disegnato dal Cerato, mai realizzata. Ma che è un segno di ripartizione importante perché al di là dell'Isola Memmia, lo spazio tende a spampanarsi. Crotti, al posto delle statue ha insediato delle colonne. Avrebbero potuto costituire una nuova linea di luce. L'illuminazione della grande piazza, in effetti, lascia a desiderare, gli attuali fanali sono abbaglianti e, di notte, si vede la luce, ma non si vede la piazza». Un'area, quella del Prato, che l'architetto Verdi conosce da buon padovano ma anche da studioso di urbanistica e storia: «Ritornando al parcheggio interrato, le sorprese archeologiche sono talmente scontate che non si potrà nemmeno parlare di sorprese. Sotto c'è l'antico convento di Santa Maria Maddalena della Misericordia». Ebbene, secondo l'architetto si faranno gli opportuni rilievi manuali e fotografici, ci sarà l'intervento della Soprintendenza, ma poi i lavori potranno proseguire. In una città in cui civiltà preromana, romana, medievale, rinascimentale si sono stratificate, questo allungarsi dei tempi è quasi fisiologico. L'architetto ha trovato felice anche la soluzione della copertura del Monti e la museificazione dell'Appiani. Certo, qualsiasi intervento in Prato della Valle tocca un nervo scoperto e contrastanti reazioni che finiscono per spaccare in due la città creando un cortocircuito che prelude alla paralisi. Verdi ricorda che negli anni Ottanta fu bandito un concorso di idee su Prato della Valle. Ne uscirono spunti di grande interesse ma poi non se ne fece niente. «E' un vezzo tutto padovano - dice l'architetto - quello di accendere progetti che poi evaporano e si dissolvono nel nulla». Qualche perplessità suscita la riduzione, tra il nuovo giardino verde con grandi alberi e le due rotatorie previste dal piano Crotti, del sagrato di Santa Giustina. L'abbazia, fondata nel sesto secolo dopo Cristo, con i suoi 122 metri di lunghezza e 82 di larghezza è una delle più grandi al mondo. Una maestosità proporzionata all'imponenza del Prato, ma che deve essere accompagnata da un sagrato che ne esalti la vista. Gli interventi in Prato non possono essere disgiunti dalla tutela delle 78 statue che corrono in fregio all'anello dell'Alicorno. L'intervento di restauro è programmato da tempo: adesso palazzo Moroni è in cerca di sponsor per i 500 mila euro necessari. «Si tratta di statue da giardino nate per stare all'aperto - dice il professor Vittorio Dal Piaz, docente di geologia all'università di Padova - eventuali interventi di restauro vanno programmati e fatti sul posto. Unica eccezione, sacrosanta, la statua del matematico veneziano Giovanni Poleni, realizzata dal Canova, che è stata spostata al Museo».
PADOVA - Buona idea il park interrato
Il Prato della Valle è un'area urbana di Padova che ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli. Il progetto attuale, presentato dall'architetto Adriano Verdi, prevede due grandi interventi urbanistici: uno dietro la quinta dell'ex Foro Boario e l'altro al Tre Pini. Il progetto include la realizzazione di un parcheggio sotterraneo, una galleria con negozi e un uso del vetro, una nuova piazza per lo spettacolo e lo stombinamento del canale in via 58esima fanteria. Tuttavia, alcuni elementi del progetto hanno suscitato critiche, come l'arrampicata dei velocipedi sul bastione cinquecentesco a scavalco di via Marghera.
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