Carcere Borbonico, terza (o quarta) puntata. La Soprintendenza presenta il nuovo piano di restauro, peraltro già in corso, e annuncia il recupero funzionale dell'intero complesso . Fra miliardi di lire impegnati a partire dalla seconda metà degli anni 80 (fondi post-sisma), milioni di euro prelevati dai Por Campania e protocolli d'intesa con l'ente Provincia di Avellino, i cantieri si sono susseguiti per anni non riuscendo mai a restituire alla fruizione collettiva la struttura funzionale. Senza dimenticare, poi, il mistero dei parcheggi sotterranei. C'è stata la lunga stagione del che farne : un museo? una ribalta permanente per spettacoli e mostre? un'enoteca? un'emeroteca? Col risultato di procedere a tentoni, senza delineare un'identità coerente. In via di definizione la proprietà (una partita a tre fra Soprintendenza, Provincia e Comune) con quota prevalente per Palazzo Caracciolo, l'intervento di recupero promette - stando al comunicato stampa diffuso ieri dal soprintendente Giuseppe Zampino - il compimento definitivo della struttura storica e una destinazione certa dei padiglioni. «Lintervento di restauro e recupero funzionale dell'ex carcere borbonico - spiegano alla Soprintendenza - avviato negli anno 80, costituisce un importante caposaldo nel processo di valorizzazione e promozione del patrimonio storico, artistico ed architettonico della città capoluogo. L'intervento in corso sul complesso monumentale contempla, oltre al completamento del restauro, il recupero funzionale dell'intera struttura, mediante il riuso degli spazi e degli ambienti del secondo e terzo padiglione. Alla pinacoteca ed al museo del Risorgimento, all'emeroteca da insediare negli ambienti del secondo padiglione e dei saloni delle ex officine si aggiungono i suggestivi spazi del terzo padiglione da destinare a spazi espositivi per mostre temporanee». Nell'ambito di quest'ultimo intervento è stata prevista la riapertura parziale del vecchio fossato sul lato antistante l'ingresso principale di via Dalmazia, affacciato sul corso Vittorio Emanuele. In tale tratto la copertura del fossato ingloba l'originario ponte di accesso alla palazzina del carcere, che sarà restaurato per ridiventare l'accesso principale al complesso monumentale direttamente dal corso Vittorio Emanuele. Il fossato riaperto diventerà uno spazio di verde attrezzato a servizio della cittadinanza e sarà raggiungibile mediante una scala da realizzare lungo via Verdi.