Il Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, va in visita ad Abu Dhabi e lancia l'idea, sulla scia di ci che sta accadendo per il Louvre e per il Guggenheim. di aprire una «succursale» della Galleria degli Uffizi negli Emirati Arabi. La proposta di Martini ha trovato subito consensi a livello ministeraIe: il sottosegretario Francesco Giro definisce le dichiarazioni del governatore addirittura «clamorose», mentre Mario Resca, consigliere di Bondi per la valorizzazione dei musei, definisce positivamente le parole di Martini perché aprono una prospettiva di concorrenza internazionale. A livello locale nessuno si entisiasma: la soprintendente Acidini è possibilista, mentre Paolucci escluderebbe la creazione di una sorta di Uffizi-bis. Nella mente degli uomini politici, la cultura ormai è vista non come basilare della vita sociale, bensì come strumento da utilizzare a fini economici. E accaduto infatti che il presidente della Regione Toscana Toscana, Claudio Martini, in visita negli Emirati Arabi, abbia mostrato la possibilità che «un domani, accanto al Louvre e al Guggenheim Abu Dhabi, perché non pensare anche agli Uffizi Abu Dhabi ? Un progetto molto lontano ma non impossibile», ha detto il Governatore parlando con il ministro dell'Economia degli Emirati Arabi Uniti Sultan Bin Saeed Almansoori. L'idea a Martini - che nel maggio 2007 fu al centro di una polemica perché aveva avallato l'ipotesi che la Primavera di Botticelli potesse essere prestata al Giappone - è venuta dopo aver visitato la mostra sul nuovo distretto culturale di Abu Dhabi, in costruzione sull'iso la Saadiyat (Isola della Felicità) che prevede, tra l'altro, la realizzazione di due grandi musei, il Louvre e il Guggenheim. Gli Emirati potranno «sfruttare» il marchio dei musei grazie a un accordo stretto con i due «originali». Il Louvre, ad esempio, per lo sfruttamento del marchio per 30 anni e la concessione di centinaia di capolavori in prestito, avrà oltre un miliardo di euro. Questi numeri devono aver spinto Martini a dire la sua sulla questione, anche se il suo parere - trattandosi di un museo statale - non si capisce bene quanto possa contare. «Accanto alle imprese che possono trovare qui nuovi sbocchi - ha detto Martini - potremmo pensare a un qualcosa di simile portando la nostra cultura umanistica-rinascimentale, pensando a iniziative che potrebbero fare da corollario a quelle economiche, ospitandole in quello che potrebbe diventare un nuovo museo, gli Uffizi Abu Dhabi o anche un Museo Italia ». Si fa presto a «fare regali» quando le cose sono di proprietà altrui... L'idea di una Galleria degli Uffizi bis, come detto, non è nuova. Tempo fa in pole position parevano essere i giapponesi, che farebbero letteralmente carte false per mettere le mani sui capolavori di casa nostra. Per ora si limitano a finanziare importanti interventi di restauro e ottengono opere di massima eccellenza per mostre temporanee (L'Annunciazione di Leonardo da Vinci e La Venere di Urbino di Tiziano, le pi recenti), ma oltre non si va. L'uscita di Martini arriva in un momento in cui le regole sui prestiti (che talvolta soddisfano capricci di qualche potentato piuttosto che seguire una logica culturale seria) sono ancora oggetto di interpretazione, mentre invece l'Italia - in quanto detentrice di un patrimonio così importante - dovrebbe darsi delle regole ferree in tal senso. Chi ha subito inneggiato all'uscita di Martini è stato il sottosegretario alla Cultura, Francesco Giro, secondo il quale le dichiarazioni di Martini «sono clamorose e fanno finalmente piazza pulita di tutte le polemiche che in questi mesi alcuni settori dell'opposizione di sinistra hanno scatenato contro il governo di voler mercificare la cultura e il nostro patrimonio storico artistico. Aver addirittura parlato di Museo Italia ossia aver sottolineato il valore del brand Italia nel mondo - fa notare il sottosegretario - vuol dire che anche i vertici istituzionali di una regione come quella To-scana non certo sospettabile di essere di centrodestra si rende conto che il nostro Paese deve promuovere di pi e meglio il suo patrimonio culturale all'estero». Ma di fronte all'ipotesi di una Galleria degli Uffizi ad Abu Dhabi, come ha reagito il mondo della cultura? Il direttore generale dei Beni Culturali, Roberto Cecchi, preferisce non intervenire perché non conosce alcun progetto sulla questione. Da parte sua il direttore dei Musei Vaticani (ed ex-soprintendente fiorentino) Antonio Paolucci, ha detto che «come idea generale potrebbe andar bene, cioè portare la cultura italiana ad Abu Dhabi è ok, ma sarei contrarissimo a mandare opere d'arte in un distaccamento della Galleria degli Uffizi. Vanno bene le mostre temporanee e i collegamenti culturali, ma si devono evitare - ha concluso - le postazioni fisse». La soprintendente Acidini ha detto che «se ne pu parlare, purché qualsiasi iniziativa sia controllata da noi», mentre il direttore regionale dei Beni Culturali, Lolli Ghetti, si è detto «favorevole all'esportazione di tecnologia italiana, mentre per quanto riguarda le opere d'arte va capita l'impostazione dell'iniziativa. Da qui a parlare di una succursale degli Uffizi negli Emirati Arabi, ce ne corre - ha detto - . La galleria fiorentina è un piccolo museo specialistico ricco di capolavori. E sono questi che interessano ad Abu Dhabi, non le opere che si trovano in deposito...».