«Se volo con la fantasia mi piace immaginare un pezzo dell'Opificio delle Pietre dure che, là sulla sabbia di Saadiyat Island, l'isola della felicità davanti ad Abu Dhabi, restaura con finanziamento arabo i quadri danneggiati dall'alluvione del 1966». Sulle poltroncine del gate B 12 dell'aeroporto di Francoforte, scalo del volo da Abu Dhabi prima di proseguire per Firenze, Claudio Martini convoca un'improvvisa conferenza stampa per annunciare un seguito all'idea di portare gli Uffizi negli Emirati. Come hanno fatto i newyorkesi col Guggenheim e i francesi col Louvre. Capaci di firmare due accordi da un miliardo tondo di euro: il primo per lo sfruttamento del marchio, il secondo per la concessione di opere da esporre nel Golfo Persico per i prossimi 15 anni. Consapevole dei commenti, tutto sommato favorevoli anche da parte del ministero dei beni culturali, Martini annuncia: «Nella prossima conferenza fra lo Stato e le Regioni proporr un progetto per diffondere l'arte italiana nel mondo, in particolare in Paesi come gli Emirati Arabi, che hanno grande liquidità e voglia e di conoscere e ospitare pezzi del Rinascimento. Che è il petrolio italico, il nostro inesauribile giacimento». Viste le reazioni, possiamo dire che l'idea galoppa. Anche se sembra incredibile che per aprirle là strada sia stata necessaria la visita di Martini, ai progetti di Abu Dhabi 2020, durante una pausa della missione economica nel Golfo. Toscanocentrismo? Fiorentinocentrismo? No. I lavori per lo sbarco del Guggenheim e del Louvre sono già avanti. Ma dell'Italia, finora, non c'era traccia. Non manca chi parla di «contatti avviati da tempo». Ma il cronista e i colleghi possono certificare che il governo degli Emirati non aveva mai sentito parlare di un'ipotesi di «Uffizi Abu Dhabi» prima dell'incontro del potente ministro dell'economia, Al Mansouri, con la delegazione toscana. Non c'entrano i governi, di destra o di sinistra. Il problema sono col ro che hanno il compito di cogliere le grandi opportunità mondiali, anche in campo culturale, e si sono visti battere sul tempo, in termini di anni, dai francesi. - Ancora Martini: «I parigini del Louvre sono stati rapidi, ma non c'è da fax polemiche. Piuttosto, mi auguro che le autorità nazionali cerchino di capire cosa si può fare. Personalmente apprezzo le parole del manager del ministero, Mario Resca, che ha commentato favorevolmente la mia idea. La Regione Toscana non vuole scavalcare nessuno, ma mette volentieri a disposizione i contatti avviati col governo degli Emirati». Per fare cosa? Martini prosegue: «C'è da sperare che, come per il Louvre, si possa concludere qualche bella iniziativa per portare soldi anche alle istituzioni culturali italiane ora in grande sofferenza. Penso all'Accademia della Crusca, a] Maggio. E, lo ripeto, all'Opificio delle Pietre dure. Il nostro istituto di restauro pu essere una carta da mettere sul tavolo di un negoziato. Insieme a quei capolavori mai visti, seppelliti nelle cantine, che potrebbero essere esposti agli Uffizi di Abu Dhabi».
FIRENZE - Martini: Gli Emirati ci invidiano l'arte del restauro
Il ministro Claudio Martini ha annunciato un accordo con gli Emirati Arabi per portare gli Uffizi a Abu Dhabi. Il progetto prevede la concessione di opere d'arte italiane per 15 anni. Martini ha anche proposto un progetto per diffondere l'arte italiana nel mondo, in particolare in Paesi come gli Emirati Arabi. Il governo degli Emirati non aveva mai sentito parlare di un'ipotesi di Uffizi Abu Dhabi prima dell'incontro con la delegazione toscana. Il progetto è stato accolto con favore dal ministero dei beni culturali e dalla Regione Toscana. Martini ha anche menzionato l'Opificio delle Pietre dure e l'Accademia della Crusca come potenziali partner per il progetto.
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