VENEZIA «E' una classica operazione di marketing territoriale. Credo che il posizionamento di distributori di snack e bevande in cambio di finanziamenti per la salvaguardia della città sia una soluzione vantaggiosa sia per Venezia che per l'azienda vincitrice». Umberto Collesei è professore ordinario di Marketing del corso di laurea in Economia aziendale dell'Università Ca' Foscari. Autore di numerosi volumi di comunicazione aziendale, distribuzione commerciale e, appunto, di marketing, dell'intera vicenda Coca-Cola dà un giudizio positivo. Anche se, precisa, «quella dell'evidenza pubblica è lo soluzione più corretta». Ma la gara non è, come dice qualcuno, la riproposizione del contratto precedente? «Non avevo letto il contratto che avrebbe dovuto legare Comune e Coca-Cola, e non si sa ancora quale sia il bando. Non diamo però per scontato che sia per forza una questione a due, con una sola offerta. Quella della Coca-Cola». Due milioni di investimento, appena due settimane di tempo per decidersi... «Avrebbero potuto concedere tre mesi, le cose non sarebbero cambiate. Non è una questione di tempo. Di denaro, semmai. La soglia è molto alta e i partecipanti potranno essere solo aziende globali. D'altra parte anche Venezia lo è». Che cosa? «Globale. Mi spiego: il bando darà la possibilità di pubblicizzare il proprio marchio in tutto il mondo. Perché Venezia è città del mondo. Quindi è giusta una soglia di questo tipo». Qualcuno dice che due milioni più royalties siano pochi. La città vale molto di più. «Facile dirlo con i soldi degli altri. Possiamo anche alzare il tiro ma se poi non si presenta nessuno? ». Quindi secondo lei il ritorno d'immagine ci sarà per chi distribuirà snack e bevande in centro storico... «Eccome». La Pepsi-Cola dice che la «diffusione di elementi distonici come i distributori automatici non portano un grande ritorno d'immagine». «Su un'idea avuta dalla Coca-Cola che cosa potevano dire secondo lei?». Nessuna bruttura, dunque. «Ma no, l'operazione è assolutamente decorosa. Direi a chi protesta che non è il caso di esagerare e fare i puristi vecchio stampo in questo momento. I soldi servono e queste operazioni di marketing sono buone soluzioni». In questo caso però l'investitore non avrebbe solo dei vantaggi d'immagine. Parliamo di distributori, non di affissioni. «C'è una componente di vendita e una di ritorno d'immagine. E non è certo sulla prima che punterà l'azienda vincitrice». A Venezia si parla di coordinamento delle sponsorizzazioni. Serve davvero? «Prevarrà il buonsenso. Non tutti sono in grado di trovare sponsor e con il tempo chi non è all'altezza si farà da parte. Un minimo di coordinamento penso comunque debba esserci e credo sia il Comune a doversi fare carico di questo ruolo».