Il fendente più violento è firmato Jean Clair ed è condensato in un pamphlet di 140 pagine scritto per stigmatizzare «la deriva mercantile che trasforma l'arte in spettacolo e i musei in luna park». L'obbiettivo di uno dei più noti critici d'arte francesi (è stato direttore del Museo Picasso dal 1989 al 1995) è il progetto del Louvre ad Abu Dhabi che ha fatto storcere il naso, oltre che a lui, a molti altri intellettuali francesi. Il dibattito d'Oltralpe ha fatto scuola, se n'è parlato in tutto il mondo e sta per diventare d'attualità anche dalle nostre parti visto che il presidente Claudio Martini, in «visita d'affari» negli Emirati Arabi, ha lanciato l'idea di una «succursale» degli Uffizi da costruire nell'eldorado del turismo culturale dell'isola di Saadyat, con Renzo Piano a firmare il progetto. Proprio secondo il modello del Louvre e del Guggenheim, altro brand della cultura che porterà una sua filiale in Medio Oriente. La discussione sulla legittimità dell'operazione si è già aperta anche da noi. Non in quei termini, e forse è ancora presto. Ma vediamo cosa è successo a Parigi, giusto per preparaci a un'eventualità simile: il progetto, firmato dall'ex ministro della Cultura francese Renaud Donnedieu de Vabres, e dal responsabile del turismo di Abu Dhabi, il sultano bin Tahnoon Al Nayan, si è tirato dietro un sacco di critiche. E dire che porta nelle casse di Francia un cospicuo bottino. Il «nuovo Louvre» disegnato da Jean Nouvel come un enorme disco volante circondato da acqua e palme e spalmato su duemila metri quadri di spazio, costa agli arabi una cifra considerevole. Si parla di un budget di quasi un miliardo di euro che gli sceicchi verseranno nelle casse di Agence-France Muséum da qui a 30 anni; verranno gestiti a beneficio di vari musei ma con la clausola che il 40 per cento ricadrà nelle casse del Louvre. Mica poco. Certo c'è da vedere cosa chiederanno in cambio i danarosi petrolieri. La convenzione prevede che a sovrintendere alla costruzione del nuovo museo sarà proprio Agence France-Muséum cui spetterà anche il compito di redigere uno statuto etico, per il quale le opere esposte dovranno essere tutte di certa provenienza, e di individuare o formare un curatore degli allestimenti (per questa figura si è già parlato di Nathalie Criniere la stessa che ha allestito la mostra di Jean Cocteau al Centre Pompidou). Il numero dei prestiti non dovrebbe essere elevatissimo: si parla di 300 il primo anno, 250 dopo 4 anni, 200 dopo sette. Fin qui i termini della convenzione. Il punto è che una volta sottoscritta ha preso il via una polemica infinita. Il timore di molti è che gli arabi, avendo sborsato tanti soldi, non si accontenteranno di avere in dotazione opere minori. Proprio Jean Clair, in diversi interventi su Le Monde e Le Figaro e in Italia, su Repubblica, oltrecché sul suo libello, ha affermato: «Questo progetto dissennato è solo la manifestazione più spettacolare di una trasformazione radicale in corso dappertutto in Europa in nome della redditività dell'arte... I musei stanno diventando involucri vuoti, le cui collezioni sono in giro per il mondo. Per ora in affitto, ma presto potrebbero anche essere messe in vendita». Qualcuno ricorderà la provocazione di ben 122 copie di opere del Louvre esposte sul lumgomare di Montevideo. A sostegno dell'ex direttore del Museo Picasso, che su Le Monde, ha anche lanciato una petizione contro l'operazione, si sono schierati Francoise Cachin, ex direttrice dei Musei di Francia e Roland Recht docente di storia dell'arte al College de France. Dall'altro lato della barricata, a favore del progetto voluto da Jacques Chirac, ci sono la direttrice in carica dei Musei di Francia Francine Mariani-Ducray e l'ex ministro della cultura Jack Lang, che ha definito l'operazione «un riconoscimento del nostro savoir faire, un segno di continuità della nostra cultura» e naturalmente Henry Loirette, direttore del Louvre che ha denunciato «la battaglia di retroguardia contro l'ineluttabile evoluzione dei musei all'epoca della mondializzazione». E da noi? Cosa succederebbe se il sogno di Martini diventasse realtà? È presto per dirlo, ma forse sarà utile tenere a mente il vespaio di polemiche suscitate dal prestito dell'«Annunciazione » di Leonardo al Giappone nel 2007, della «Venere di Urbino» di Tiziano, lo scorso anno, sempre al Giappone e di una serie di opere minori di Botticelli, alla Francia nel 2004. In molti storsero il naso. Ci fu anche chi s'incatenò davanti agli Uffizi. Così, giusto, per dare la misura del possibile dibattito.
Louvre, deriva mercantile No, evoluzione inevitabile
Il progetto del nuovo Louvre ad Abu Dhabi è stato firmato da Jean Nouvel e costerà 900 milioni di euro. Il progetto prevede la costruzione di un museo di 2.000 metri quadrati con un costo di 900 milioni di euro. Il museo sarà gestito da Agence France-Muséum e il 40% dei proventi sarà destinato al Louvre. Il progetto è stato criticato per la sua legittimità e per il fatto che le opere esposte saranno tutte di provenienza certificata. Il critico d'arte Jean Clair ha affermato che il progetto è "dissennato" e che i musei stanno diventando "invucri vuoti". Altri critici, come Francoise Cachin e Roland Recht, hanno anche lanciato una petizione contro l'operazione.
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