La storia delle aree protette in Sardegna è fatta soprattutto di quello che non si è realizzato e di occasioni mancate o sprecate. Di quello che esiste, invece, molti sono i problemi e i limiti. Di quello che sarà, staremo a vedere ma, a meno di smentite, non sembra essere una priorità per il futuro governo dell'isola. Tra le occasioni mancate sicuramente il Parco nazionale del Gennargentu: anni e anni di polemiche, di dibattiti, di presunte proposte alternative, di equivoci voluti e coltivati. Il Parco non esiste più, mentre il territorio attende ancora il modello di sviluppo che avrebbe dovuto sostituire il progetto di parco. Un'altra occasione che forse si è sprecata, è il parco regionale del Sulcis, un comprensorio straordinario dove le comunità locali non sembravano lontane da un'intesa: è mancato il sigillo finale, prima di tutto politico, oltre che amministrativo. C'è poi il lungo elenco di comprensori da dedicare a parco o riserva naturale previsto dalla poco nota e poco amata legge L.R.3189, quella sulle aree protette regionali: già l'amministrazione regionale uscente ci ha messo mano per un cambiamento che ne indebolisce la missione e l'efficacia, chissà cosa ne farà quella entrante. Sui parchi nazionali esistenti, quello dell'Asinara e quello dell'Arcipelago della Maddalena, nonostante gli sforzi degli enti gestori, c'è ancora molto da fare e da migliorare. Del resto sono aree che hanno ospitato carceri e basi militari e il ritorno alla normalità non poteva essere un passaggio facile. Certo è che non ha contribuito la politica complessiva sui parchi nazionali a livello centrale, spesso ostaggio di compromessi, scelte di parte, commissariamenti, riduzione delle risorse. Ovviamente a fasi alterne, secondo la coalizione al governo. Sicuramente la Regione poteva fare di più a sostegno di queste aree che hanno un valore non solo nazionale. Più attive sicuramente le aree protette marine - ben 5 - che tra mille difficoltà amministrative e la scarsità di sostegni per l'ordinario, si sono impegnate per una gestione coerente e per programmi di rete a tutela del mare. Un esperienza interessante riguarda il Parco Geominerario, anche se il cambio di guida ha lasciato perplessi molti ambientalisti sardi. In quanto ai parchi regionali, già il numero, appena due, la dice lunga su quanto la Regione Sardegna non ha mai voluto veramente investire sulla tutela attiva delle aree naturali. E quando ci ha provato, non è andata mai fino in fondo. Si è fatta invece interprete dei malesseri in sede locale, se ne è fatta portavoce, senza valutarne le opportunità e senza guardarsi intorno, per farsi un'idea di come uno strumento del genere possa funzionare. Alla base c'è sicuramente un nodo culturale, una chiusura, un approccio negativo. Una politica coerente dei parchi naturali non allontana la gente, anzi la coinvolge; non la fa migrare, anzi le affida una missione fondamentale: quella di mantenere un bene, un patrimonio, un bagaglio di vita per le generazioni che verranno.