Paolucci boccia i cittadini: quel capolavoro mitico non può essere sacrificato a interessi modestissimi L'Italia è un museo sotto il cielo. Questo ci fa unici: che in un un villaggio rurale della Val Tiberina ci sia un'opera simile «Una storia di mero campanilismo. Di microinteressi paesani. C'è chi a Monterchi pensa che la Madonna esposta lì attiri più gente al ristorante e al bar. Interessi minimi che però hanno di fatto dissolto il significato che aveva la Madonna collocata nel suo spazio». Così Antonio Paolucci, fiorentino, ex ministro dei Beni culturali, e attuale direttore dei Musei vaticani, boccia le pretese del comitato dei cittadini di Monterchi contrario al trasferimento della Madonna del parto nella chiesa dell'ex monastero dei benedettini. Giudizio drastico. «La storia è semplice. Nel 1992, anno di Piero della Francesca, il dipinto venne restaurato e esposto temporaneamente in una piccola scuola dismessa. Da quel momento in poi i sindaci si sono opposti al ritorno, come chiesto da me, dalla Soprintendenza di Arezzo e da altri, della Madonna del parto nella cappella di Momentana, nel luogo suo, in una cappella murata, che riproponeva sia pure con le modifiche ottocentesche e novecentesche quello che era l'alloggiamento originario». Perché lei parla di una possibile perdita del significato dell'opera? «Il dipinto era un segno del sacro rurale. Intorno c'erano i campi, il cimitero e quello era il suo spazio, la sua dimensione. Fuori di lì è sradicata dal suo contesto: è soltanto un capolavoro, più o meno mitico, che stato sacrificato agli interessi, in questo caso modestissimi, di una piccola comunità rurale». Cosa rappresenta questo dipinto nella storia dell'arte? «Rappresenta Piero della Francesca, cioé la sintesi prospettica di forma e colore, come lo ha definito una volta Roberto Longhi. La prospettiva, l'esatta definizione del corpo nello spazio, la figura che occupa concretamente lo spazio visibile, e tutto questo attraverso l'essenzialità del colore. Si può capire come il Novecento dei cubisti abbia amato Piero della Francesca che è stato un mito dei nostri tempi proprio perché il suo è stato un rinascimento essenziale, sintetico, cubista». E il significato religioso? «E' molto bella questa Madonna che mostra orgogliosamente con la mano sulla pancia la sua visibile gravidanza e due angeli che presentano la Madonna incinta come se fosse il tabernacolo del Santissimo sacramento. Quindi una totale naturalità - una giovane donna incinta - e un altissimo significato simbolico che stanno insieme con assoluta naturalezza. Questo è il miracolo di Piero della Francesca». E' giusto che capolavori di questo livello vengano ospitati in piccoli paesi? «Non solo è giusto, ma è anche la fortuna dell'Italia. L'Italia ha un primato che tutto il mondo ci riconosce nel fatto che i Raffello, i Donatello, i Piero della Francesca, escono dai confini del museo e si moltiplicano dappertutto. L'Italia è un museo sotto il cielo. Diceva Berenson: uno in Italia va dal parrucchiere o al ristorante e incontra Brunelleschi, Donatello, Giambologna. Questo ci fa unici e invidiati nel mondo. Che ci sia a Monterchi, un villaggio rurale della Val Tiberina, un Piero del Francesca è quello che fa il fascino dell'Italia». (m.l.)
MONTERCHI. Solo una storia di campanilismo
Antonio Paolucci, direttore dei Musei vaticani, ha boccia le pretese del comitato dei cittadini di Monterchi, che chiedeva il trasferimento della Madonna del parto di Piero della Francesca nella chiesa dell'ex monastero dei benedettini. Paolucci ha giustificato il suo giudizio affermando che il dipinto era un segno del sacro rurale e che fuori dal suo contesto, nella chiesa, sarebbe stato "sradicato" e "sacrificato" agli interessi modestissimi di una piccola comunità rurale. Ha anche sottolineato l'importanza del dipinto nella storia dell'arte, rappresentando la sintesi prospettica di forma e colore di Piero della Francesca.
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