MONTERCHI. «Giù le mani dalla Madonna» La Madonna del Parto, capolavoro di Piero della Francesca, è esposto da tempo in una scuoletta dismessa. Ma da lunedì potrebbe finire nella chiesa di un ex monastero. Un comitato (nella foto la presidente Lina Guadagni) però si oppone: l'opera resti nel museo. Sos anche al ministro Bondi. MONTERCHI. La Madonna mostra con orgoglio la sua pancia attorniata da due angeli, in uno scintillio di colori e di forme prospettiche. E' il celebre affresco di Piero della Francesca, realizzato intorno al 1455 destinato all'antica chiesa di Santa Maria di Nomentana. Oggi si trova, ironia della storia, in una scuoletta dismessa perché a Monterchi, borgo di meno di 1900 abitanti vicino da Anghiari, nel cuore della Val Tiberina, i bambini non nascono più. Nonostante la Madonna incinta di Piero della Francesca. Ma da lunedì il destino logistico del dipinto potrebbe mutare. Dopo 17 anni di esilio dal suo luogo originario. Il sindaco Massimo Boncompagni, 55 anni, Udc, alla guida di una lista civica di centrodestra, farà approvare infatti dal consiglio comunale l'atto di transazione della contesa giudiziaria, scoppiata nel 2002, tra la diocesi di Arezzo e il piccolo Comune di Monterchi. Accordo Comune e Curia. Il dipinto non tornerà dove era prima del restauro, avvenuto nel 1992, ma sarà trasferito nella chiesa di un ex monastero benedettino, nel centro del paese. «L'accordo di transazione con la Curia, condizionato dall'approvazione del ministero dei Beni culturali, è equo perché assicura alla Chiesa che il dipinto torni ad essere pregato e venerato dai fedeli e al Comune la possibilità che continui ad essere ammirato dai turisti», spiega il sindaco. Non toglieteci la Madonna. Contro questo accordo però è sorto un comitato di cittadini, guidato da Lina Guadagni, 60 anni, pensionata, ex insegnante di lettere, appassionata di arte e storia locale: «L'opera di Piero della Francesca non è per niente tutelata e valorizzata - polemizza - né si presta ad esserlo nell'angusto spazio incastrato in una struttura estranea. Inoltre la gestione dell'accoglienza dei turisti è condizionata dalla mancanza di spazi attigui». Il Comitato vorrebbe che il dipinto venisse invece trasferito nel museo civico, anche per non perdere il notevole flusso di visitatori. Assieme al Cenacolo di Leonardo, la Madonna del parto di Piero della Francesca è l'opera sola più visitata: si calcola almeno da 50mila persone l'anno. Un vero e proprio business turistico per la piccola località aretina. Caro Sandro, ti scrivo...A sostegno della battaglia del Comitato, è sceso in campo anche il capogruppo regionale del Pdci Paolo Marini che, lunedì scorso, ha scritto una lettera al suo amico di adolescenza, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Una lettera confidenziale, da vecchi amici, entrambi nativi della Lunigiana: Marini è stato testimone di nozze del ministro quando questi era ancora un dirigente del Pci. «Caro Sandro, ho il piacere di contattarti dopo tanto tempo», è l'esordio della missiva di Marini. Che poi entra nel vivo della questione del trasferimento della Madonna: «E'in atto, purtroppo, un grave tentativo di speculazione che andrà contro l'interesse della comunità locale, legittima proprietaria di quest'opera. L'amministrazione comunale sta portando avanti un'operazione che avrà come effetto il sottrarre l'opera alla sua comunità d'appartenenza, limitandone l'esposizione al pubblico in danno oltretutto dell'afflusso turistico che in questi anni ha consentito la rivitalizzazione del centro storico del borgo», polemizza Marini. Per il capogruppo Pdci non ci sono dubbi: l'opera sarà donata alla Curia «che ha manifestato l'intenzione di collocarla nell'ex monastero benedettino del paese, edificio che presto verrà trasformato in una struttura alberghiera». Infine la conclusione al «caro Sandro»: «Ti chiedo di prendere a cuore la vicenda e intervenire, affinchè venga riconosciuto che la 'Madonna del parto' è e deve restare un bene pubblico, un bene dei monterchiesi». La guerra giudiziaria. Mons. Giovacchino Dallara, responsabile dei beni culturali della diocesi aretina, sottolinea che la Curia ha dovuto citare il Comune nel 2004 perché dopo 12 anni il dipinto non le era stato restituito. In base ad una contesta storica e giudiziaria che il giudice dovrà dipanare (ci sono già state 18 udienze e la prossima si svolgerà a settembre), la Chiesa rivendica la proprietà dell'opera di Piero. Anche se alla diocesi, spiega mons. Dallara, interessa soprattuto che «essa torni ad essere venerata». Non più un mero oggetto estetico. Ma quelli del Comitato temono che l'ex monastero benedettino diventi un affare edilizio e che la Madonna finisca in mani private. Si sa che i toscani sono grandi bestemmiatori, ma guai toccargli la Madonna. Se poi a dipingerla è stato Piero della Francesca si comprende la «guerra» del Comitato. «La Madonna è del Comune e non della Chiesa. Guai a chi la tocca», conclude la Guadagni.