Gli esperti: la città è tra le poche che non perde visitatori Chito Guala: "Ma la mostra da sola non basterebbe a richiamare gente anche da lontano" E LA CULTURA - ormai - il motore principale del turismo torinese che, a sorpresa, ha subito meno delle altre città del nord (Milano, Genova, Verona, Bologna) il calo collegato alla crisi. E se è vero che i visitatori sono al 40 laureati e al 40 diplomati, si comprende come la loro "fame" di mostre e di musei abbia portato, nel 2008, a vendere complessivamente oltre 3 milioni di biglietti per ammirare opere e palazzi. I dati arrivano da Omero, losservatorio universitario che monitora i flussi turistici e del quale fanno parte studiosi diversi: leconomista Vincenzo Bondonio, i sociologi Sergio Scamuzzi e Chito Guala, il geografo Egidio Dansero, per citarne solo alcuni. Dati incoraggianti per chi volesse calcolare il ritorno, in termini economici prima ancora che dimmagine, di una grande iniziativa come una mostra che avesse al centro i capolavori leonardeschi già custoditi nella Biblioteca Reale o quelli che, eventualmente, potrebbero giungere in prestito da altri musei. «Una scoperta come quella appena resa nota da Piero Angela può contribuire a costruire un grande evento: è la mostra a trascinare la città, ma anche il contrario, e Torino ha già fatto in questo senso un gran lavoro - spiega Chito Guala - Questo avviene naturalmente solo se la mostra o levento hanno un grande rilievo. Per Van Dyck, a Genova nel 1998, si spesero 4 miliardi di vecchie lire e se ne recuperarono 10, più del doppio, calcolando tutto lindotto. I dati che abbiamo oggi dicono che chi viene a Torino per turismo si trattiene in media 3 o 4 giorni, in linea con altre città analoghe in tutta Europa e perfino con mete più celebrate come Barcellona: il tempo giusto per vedere una o due mostre, visitare i musei più importanti, la Mole e lEgizio, e eventualmente qualcuno tra i palazzi sabaudi». Ma in un momento di crisi lo scetticismo di chi dice che non si può e non si deve spendere su iniziative dallesito incerto è molto forte? «Gli scettici hanno torto, non ci sono alternative per le città dove la presenza industriale è declinata e scenderà ancora. Si può giungere a invertire la tendenza della crisi e addirittura a identificarsi con nuovi simboli, come è accaduto per Bilbao». Bondonio aggiunge: «I capolavori di Leonardo alla Biblioteca Reale, purtroppo poco visibili, costituiscono già ora insieme allArmeria, al Palazzo Reale, alla Villa della Regina unattrazione importantissima per il turismo. Pensare di puntare su di loro è tuttaltro che unidea balzana, anche perché sappiamo che il cosiddetto "molitplicatore", cioè la cifra che ai aggiunge a quella direttamente spesa dai turisti, oscilla tra 1,5 e 2,5». Naturalmente, per decretare il successo di un evento occorrono condizioni essenziali, comprese le sue dimensioni: impossibile organizzare una mostra basandosi su poche o pochissime opere, occorrono prestiti, un percorso espositivo il più possibile completo. Solo così, a visitarla saranno anche i turisti che arrivano da luoghi distanti oltre i 3-400 chilometri, quelli cioè che si fermano per almeno una notte e mettono in moto il meccanismo virtuoso dellindotto. E un marketing museale che includa anche un artigianato di qualità e che a Torino è, per ora, piuttosto assente.
TORINO - Leonardo, scommessa turistica "Dal ritratto un grande evento"
Gli esperti sostengono che la città di Torino è tra le poche che non ha subito un calo significativo dei visitatori, grazie alla sua cultura e alle sue attrazioni. La mostra di Leonardo, in particolare, potrebbe essere un'opportunità per il turismo torinese, ma solo se viene organizzata con un percorso espositivo completo e con prestiti di opere importanti. I dati indicano che i visitatori si tratteno in media 3-4 giorni, il tempo necessario per vedere le mostre e i musei più importanti. Gli scettici sostengono che non si può spendere su iniziative incerte, ma gli esperti sostengono che la cultura e le attrazioni di Torino possono essere un simbolo di rinascita e di crescita economica.
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