Pdl, l'ipotesi «rimpastino» Lite sul leader acclamato An sfida Forza Italia: Silvio? Si voti per alzata di mano Dubbi del premier sulla candidatura di Galli a Firenze: serve una figura più marcata politicamente L'unica decisione certa è quella su date e location: il congresso fondativo del Pdl si terrà dal 27 al 29 marzo alla Fiera di Roma, e sarà preceduto sempre nello stesso centro congressi da quello di scioglimento di An, il 21 e il 22, un modo per risparmiare e per disegnare simbolicamente il «ponte» che porta due partiti a confluire in uno solo. Per il resto, la riunione fiume tra Ignazio La Russa, coordinatore di An e Denis Verdini, suo omologo azzurro, più che certezze ha prodotto ipotesi molto probabili su due problemi aperti: il sistema di elezione del presidente e il numero dei coordinatori del partito. Sul primo punto, era stato Gianni Alemanno tra gli altri a proporre che si votasse, ovviamente per Berlusconi, ma a scrutinio segreto. Lo stop è arrivato immediato da FI con Gaetano Quagliariello, secondo il quale «il predellino fa parte della genesi del Pdl e il carisma di Berlusconi è un dato di fatto» dunque «ora mi sembrerebbe strano un partito carismatico che vota in segreto il proprio leader...». Ma anche La Russa a sera dava per scontato che, se non per acclamazione, il leader sarà comunque votato «per alzata di mano, come è naturale con una platea di 6000 persone». Da decidere è invece non solo la tecnica di voto, ma anche la composizione del gruppo dirigente che affiancherà i coordinatori. E appunto questo è l'altro nodo complicato che ieri sarebbe stato quasi sciolto, anche dopo un incontro al Plebiscito tra Berlusconi, Bondi e Bonaiuti: dovrebbero essere tre i coordinatori del Pdl (forse alla pari, forse con ruoli diversi), La Russa, Verdini e lo stesso Bondi, che per tornare al suo vecchio incarico ha messo sul piatto anche le possibili dimissioni da ministro, che spalancherebbero le porte dei Beni Culturali a Bonaiuti. Ma se sui tre coordinatori l'accordo è quasi fatto La Russa conferma che per lui e An «non c'è alcun problema, due o tre decida FI , sulle dimissioni (che per quanto lo riguarda il ministro della Difesa non ha alcuna intenzione di dare) il Cavaliere non ha pronunciato la parola definitiva. E non l'ha pronunciata neanche sull'ipotesi che a correre come sindaco di Firenze sia l'ex calciatore Giovanni Galli, anzi ieri il premier ha espresso dubbi, perché «credo serva una figura più marcata politicamente». C'è infine da stabilire quale ruolo avrà Gianfranco Fini: La Russa, precisando che il Pdl nasce sull'intesa non scritta di una strettissima collaborazione tra Berlusconi e il presidente della Camera, vedrebbe bene per Fini un incarico «europeo», compatibile con la sua carica. Anche Casini d'altronde, da presidente della Camera, rivestiva (e riveste ancora) la carica di presidente dell'Internazionale Dc.