L'intervento «Altrove nel mondo, anche in meno tempo, intere città si sono trasformate, creando indotto, occupazione, cultura» Bagnoli è il vero buco nero di questo quindicennio napoletano. Su quei 330 ettari di macerie urbane, dal 1993, si sono costruiti a Napoli sogni, speranze, aspettative. Si è speso molto tempo in interminabili dibattiti, e altrettanto ce n'è voluto per consumare amare delusioni. Sui suoi due chilometri di costa, più che altrove, è naufragata la credibilità della classe dirigente cittadina. A Bagnoli la politica napoletana si è sfidata ai massimi livelli. Lì la vecchia sinistra - dopo aver resistito contro ogni ragione alla chiusura della Fabbrica - voleva sostituire il mito operaio con una nuova Arcadia. Lì si è misurato, nei primi anni della sinistra di governo, uno scontro aspro e nobile tra due concezioni opposte dello sviluppo urbano: quella liberale di Roberto Barbieri e quella pubblicistica e dirigista di Vezio De Lucia. A Bagnoli il lobbismo ideologico degli ambientalisti ha dato il meglio di sé, riuscendo a condizionare il futuro dell'area, sconfiggendo inesorabilmente l'esangue riformismo napoletano. Intorno a Bagnoli le culture e le competenze cittadine hanno mostrato - nel loro insieme - un'imbarazzante povertà. Per questo Bagnoli è la corda più sensibile e fragile della nostra politica. E più passa il tempo, più si addensano sul suo destino messaggi contraddittori e confusi. Il caso Napoli Studios è stato solo l'ultimo, in ordine di tempo. Nell'agosto 2008 la giunta Bassolino aveva deciso di impiegare per il turismo 20 milioni in precedenza dirottati alla costruzione di un capannone industriale per la produzione audiovisiva e multimediale. Una settimana fa il vicesindaco di Napoli ha mediatizzato il caso, e i soldi sono stati recuperati da altre fonti. Sempre senza discutere di che cosa stiamo parlando. E' sensato pensare prima ai contenitori che ai contenuti (nel frattempo la Squadra chiude, per esempio, e non per mancanza di contenitori)? Cosa riusciremo a fare con 20 milioni, quando ad Alicante hanno costruito la Ciudad de la Luz con 280 milioni di euro? C'è qualcuno che, intanto, sta pensando alle tecnologie necessarie, ai piani d'impresa e di marketing perché Napoli Studios sia competitiva con altre realtà? Infine, perché a Bagnoli? Sempre a Bagnoli, solo pochi mesi fa, la conferenza stampa d'obbligo aveva annunciato la nascita di un Polo Tecnologico dell'Ambiente: aziende ecocompatibili, servizi innovativi, nuovi posti di lavoro altamente qualificati, e bandi rivolti alle imprese, in un'operazione gestita in collaborazione con la Camera di Commercio. Altra operazione industriale. Peccato che di industrie non si veda l'ombra: per ora c'è un investimento previsto di 200 milioni, 50 dei quali per l'acquisto dei suoli. La domanda è: chi acquista cosa con i soldi di chi? E la seconda: ma perché a Bagnoli? Andando un po' indietro nel tempo, tra il 2005 e il 2007 la sfortunata area di Bagnoli è stata indicata come destinazione per: la Porta del Parco (40 milioni per «la più grande opera pubblica che si realizzerà dopo la Metropolitana e palazzo Fuga », definizione del sindaco di Napoli); il centro per il benessere e il turismo congressuale (40 milioni, ma intanto il congressuale lo stiamo finanziando alla Mostra d'Oltremare); il Parco dello Sport (10 milioni); la città della Musica (mentre il Museo per la Musica si fa a San Domenico Maggiore). E come dimenticare la favola dell'Acquario Tematico (10 milioni), che però viene anche periodicamente annunciato sul lungomare di San Giovanni, vivendo noi nella città che ha già l'antica e nobile stazione zoologica in villa Comunale. Insomma Napoli finirebbe per avere tre acquari: se non altro, saremmo nel Guinness dei primati! Sarebbe semplice continuare a ironizzare sul caos progettuale e il fattuale immobilismo che regna a Bagnoli, ma è difficile evitare qualche esempio: 1) Accessibilità e mobilità. Come sarà collegata Bagnoli? La metropolitana sarà a raso (quindi incoerente con il grande Parco Urbano) o sotterranea? Chi finanzierà la nuova fermata? Ci saranno, e dove, i parcheggi nei 120 ettari del Parco? 2) Il porto-canale. C'è un amplissimo fronte di contrari, e non c'è nulla che davvero obblighi a farlo. Si potrebbe tornare a verificare l'ipotesi di fare il porto sul lato opposto, dove già adesso c'è un corposo (e abusivo) insediamento portuale. 3) Città della Scienza. Si continua a far finta che la parte lato mare andrà via. Ma sarà davvero questa la soluzione? Non conviene discuterne un'altra? Intanto lì continuano le attività, e il senso di provvisorietà non aiuta nessuna delle soluzioni possibili. 4) Infine, la colmata. Come qualcuno ha detto, se non è pericolosa, spendere un mare di soldi per rimuoverla è sbagliato. Oppure lo è, e in questo caso è sbagliata la soluzione Oddati che rinvia la soluzione del problema. E comunque farne la piazza di un Forum di cui ancora non si sa granché appare come veramente la classica «pezza a colore». Così arriviamo ai problemi istituzionali di Bagnoli e della Stu. Quali sono profilo e mission di Bagnolifutura? Si può sapere se mai ci sarà presenza di privati nell'area? Davvero si immagina di gestire 330 ettari di città senza una massiccia attività di mercato, senza che vi sia una messa a reddito di pezzi significativi dell'area? Si può ancora pensare (in questa città!) di agitare lo spauracchio della speculazione per giustificare l'attuale immobilismo? Queste domande hanno una sola risposta possibile. Per uscire dal guazzabuglio istituzionale e urbanistico di Bagnoli è necessaria una Variante alla Variante generale del Prg. Le forze politiche e intellettuali della città devono affrontare questo passaggio stretto se vogliono essere rilegittimate a discutere del futuro dell'area e della città. Agli albori del bassolinismo Napoli ha discusso con ingenua ambizione un sogno. Poi le ideologie hanno preso il sopravvento e, come sempre, si sono incistate in piccoli blocchi di interessi. Ora, dopo 15 anni, si tratta di prendere atto di un disastro. Altrove nel mondo (si cita sempre Barcellona, si può dire Valencia, Dublino, ma anche Genova, Torino) in un quindicennio intere città si sono trasformate, creando indotto, occupazione, cultura, perfino incidendo sulla demografia dei luoghi. A Bagnoli non si è prodotto un solo occupato in più, non c'è stato nessun aumento di reddito, le proprietà dei suoli sono integralmente pubbliche, non un solo privato ha deciso di investire. Bisogna cambiare strada, lasciando perdere la poesia. Basta parlare della «più bella baia del mondo». Smettiamola di discutere astrattamente di Bagnoli, lo dico a partire da me. Perché non si tratta di contrapporre una teorica vocazione turistica a quella industriale, come se un pezzo di città possa avere una e una sola vocazione. Messe da parte le ideologie e le favole, Bagnoli può diventare sì un'area a vocazione turistica, ma anche un luogo che i napoletani possono vivere e godersi. Un'oasi per lo sport, lo spettacolo, il tempo libero. Un luogo dove ci sono alberghi, ristoranti, negozi, spazi per mostre ed eventi. Solo ragionandone in maniera realistica e pragmatica, Bagnoli potrà diventare una risorsa per la città, e non un crescente grumo di problemi che nessuno sembra aver voglia di risolvere. Assessore regionale al Turismo