Con la demolizione di Casa Rastelli la piazza pronta a rinascere Cancellato il simbolo del degrado Leggera come un chirurgo che guida un bisturi la pinza manovrata dall'escavatorista ha addentato Casa Rastelli poco prima delle nove. L'immobile, inerme, non ha opposto resistenza ai colpi decisi e mirati del braccio meccanico e in una coltre di polvere ha iniziato a sgretolarsi lasciando sull'asfalto cumuli di cemento e mattoni. Alla rimozione del "cancro" nel decoro urbano cittadino ha dato il suo primo simbolico colpo di piccone l'assessore ai lavori pubblici Andrea Gabbani. Insieme a lui sul posto, nel ruolo di spettatore, l'assessore all'urbanistica Alessandro Sartoni presente con i tecnici del Comune, impegnati a scattare foto a futura memoria, e a quelli della ditta Grassi Moreno di Prato che per 35mila euro demolirà e porterà via le macerie dell'edificio simbolo del degrado in centro. L'abbattimento dei tre piani non si è concluso ieri. Gli operai dovranno tornare anche oggi per portare a termine una demolizione resa delicata dalla presenza su tre lati di palazzi a distanza ravvicinata. Una perplessità urbanistica e di regolamento edilizio che con l'abbattimento viene superata, ma che lascia intatto il desiderio di conoscere origine e copertura giuridica alle costruzioni autorizzate a ridosso dell'immobile. Dunque, la pinza sistemata all'estremità del braccio meccanico ha dovuto lavorare diciamo con i guanti e accompagnata dal getto d'acqua di un idrante per tamponare la polvere liberata nell'aria. Una mossa improvvisa o un colpo assestato male avrebbero potuto intaccare gli edifici quasi confinanti. Ecco perché servirà anche la giornata di oggi per completare l'opera. Poi le tonnellate di calcinacci, mattoni e solai verranno presi in consegna dalla ditta e smaltiti. Il rudere sbrecciato ha richiamato diversi curiosi che sul retro della basilica hanno assistito alla pulizia della piazza, da anni diventata un ricettacolo di rifiuti e un accampamento occasionale di rom e sbandati. L'assessore Andrea Gabbani guarda Casa Rastelli sbriciolarsi e trova il sorriso. «Finalmente siamo arrivati alla conclusione di un processo iniziato nel 1980 - esordisce -. E tra mille polemiche è arrivata la demolizione». Tolto il "pugno nell'occhio" dietro la basilica il pensiero va alla cura ipotizzata dal Comune per nobilitare un'area dimenticata da anni. «È previsto un investimento di 100mila euro per ampliare la piazza e dotarla di adeguati arredi urbani - aggiunge Gabbani -. Sarà rifatta la pavimentazione, messe le panchine e installati punti luce. Stiamo redigendo il progetto definitivo per l'intervento che, a questo punto, verrà portato avanti dalla prossima amministrazione». Al contrario di quanto pensato in fase di preparazione dell'abbattimento il porticato non verrà tratto in salvo. «Era fatto di cemento e mattoni, in gergo tecnico si chiama un intervento finto e non aveva alcun pregio storico» chiosa Gabbani, stavolta nella veste di architetto. Espropriata nel 1980 nell'ambito della sistemazione urbanistica nel retro di piazza del Popolo, Casa Rastelli doveva già essere abbattuta quasi trent'anni fa. Tuttavia, l'idea che dovesse essere salvata si fece largo nel corso di un lungo dibattito al punto da portare il consiglio comunale ad approvare una variante al piano particolareggiato. Ma anziché avere una destinazione ad uso pubblico, di tipo turistico-culturale-espositivo, l'immobile è rimasto sempre chiuso. Anzi no. Lo hanno utilizzato immigrati e balordi. La conferma della Soprintendenza sullo scarso interesse come bene culturale ha spianato la strada alla demolizione. Oggi l'ultimo atto. Da domani la piazzetta sarà pronta a cambiare volto.