Le sue condizioni sono buone: il prato è curato, ci sono i distributori di sacchetti per le deiezioni canine, il porta siringhe per chi lo usa per drogarsi Qual è la situazione attuale del vallo delle mura? Le sue condizioni sono buone: il prato è curato, ci sono i distributori di sacchetti per le deiezioni canine, il porta siringhe per chi lo usa per drogarsi... Ma pochi lecchesi, al di là della semplice constatazione che quello doveva essere un muro di cinta di un castello, capiscono cosa poteva esserci a partire da quelle mura. L'unico cartello che troviamo è all'inizio della scalinata in pietra e ferro che costituisce l'accesso principale. Sopra c'è questa semplice indicazione: «Sono resti del bastione di Porta Nuova. Lecco fu rasa al suolo da Matteo Visconti nel 1296, intorno al 1340 il quartiere Borgo fu interamente fortificato da Azzone Visconti. Le mura furono abbattute nel 1782». Pochino, per intuire tutto quello che è celato a partire dal vallo fino alla Torre Viscontea, passando per il Campanile di San Nicolò. Non si dà l'idea di un percorso storico (che in effetti manca). E dire che gli amministratori si sono accorti del valore di questa zona di Lecco già da tempo. Altrimenti non si spiega perché il Touring Club Italiano il 21 ottobre del 2007 assieme alla Provincia di Lecco organizzò una visita itinerante in centro Lecco che aveva toccato piazza XX Settembre, il Palazzo Civico, il Vallo delle Mura e la Chiesa di Santa Marta oltre che il Municipio. Per la giornata erano stati esposti straordinariamente nell'atrio del Palazzo Civico una tela di Orlando Sora, solitamente ospitata nell'ufficio del Sindaco, e una riproduzione lignea della raggiera di Lucia, che ben rappresenta Lecco e la sua vocazione a culla dei Promessi Sposi. Era stata visitata, naturalmente, anche la Torre Viscontea in piazza XX Settembre. In altre occasioni il vallo delle mura (o, meglio, il fossato), è stato oggetto, insieme a quel che resta del borgo fortificato, di visite d'istruzione sporadiche (chieste appositamente in biblioteca al direttore Rosci) o di percorsi del Fai (Fondo per l'Ambiente Italiano). Sarebbe ora di dare una prospettiva diversa alla visita di questi beni e, forse, qualcosa si sta muovendo. Il problema sono i costi e i tempi. Come già discusso quest'estate quando abbiamo sollevato la proposta di aprire il campanile della Basilica di San Nicolò al pubblico, idea accolta con favore dall'assessore Stefano Parolari oltre che dai proprietari, ovvero il prevosto di Lecco monsignor Franco Cecchin, si tratta di trovare fondi, sponsor privati, ma, ancor prima, di avere le idee chiare su quel che si vuole fare. Se non fosse possibile, visti i chiari di bilancio, costruire un'occasione di rilancio per questi luoghi, si potrebbe definire se, cosa e come possano essere affidati ad associazioni o enti che si occupano del rilancio dei beni architettonici e culturali del Bel Paese. M. Vil.