È da oltre 10 giorni che le luci del teatro Ricciardi di sera restano spente. Lo storico angolo di Largo Porta Napoli, dove appunto ai trova il locale degli eredi Prignano-Barducci, ha perso qualcosa e quell'oscurità di certo non passa inosservata. In città si parla di un'improvvisa chiusura, ma i motivi di questo fulmine a ciel sereno sono sconosciuti. Nemmeno gli abbonati alla stagione teatrale 2008-2009 ne sanno più di tanto. «Venerdì scorso - dice un affezionato frequentatore del cineteatro - il giorno prima dello spettacolo con Giacomo Rizzo, una voce di donna molto gentile ci ha informato che per motivi tecnici la commedia in programma il 28 febbraio ed il primo marzo non avrebbe avuto luogo e che era rimandata a data da destinarsi. Su mie richieste di ulteriori informazioni, spiegò che ci avrebbero contattati loro nel momento in cui riprendeva la programmazione». Di sospensione momentanea o cessazione dell'attività che sia, non c'è alcuna traccia. I cartelloni pubblicitari all'esterno del locale sono tutti scomparsi e le bacheche sono completamente vuote. Non un avviso, né un messaggio. E a Capua si susseguono le più svariate congetture. «Al momento restiamo chiusi», è la laconica la dichiarazione di Oreste Barducci, uno dei proprietari. L'inattività del locale che per il valore storico della sua architettura è sotto il vincolo di natura monumentale del Ministero per i beni culturali ed ambientali, sembra già avere ricadute negative sulla città. «Noi ci auguriamo che sia una chiusura momentanea - afferma il consigliere comunale delegato al commercio, Antonio Minoja - perché comunque gli appuntamenti teatrali portavano gente dai paesi limitrofi e molti locali di ristorazione registravano maggiore affluenza di clienti. Come ente comune non abbiamo potuto fare molto per stanziare contributi e sostenere l'attività sociale del Ricciardi, perché le nostre casse non sono floride». Nemmeno il sindaco Antropoli ne sa niente: «Se chiudesse definitivamente - dice - sarebbe una grave perdita per la città, ma c'è da considerare che esiste una crisi del settore teatrale e cinematografico che è nazionale e non solo del Ricciardi. Nel bilancio 2009 abbiamo previsto una piccola somma da destinare alla cultura, ma è ben poca cosa per portare avanti un'attività».